Riscatto

Riscatto
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Kyoto, 1977. Christopher Ransom, 26enne figlio ribelle di un famoso (e ricco) sceneggiatore televisivo, dopo una drammatica esperienza in Pakistan tra droga, hippy e violenza, si è trasferito in Giappone. Lavora come insegnante d'Inglese per dirigenti aziendali, e nonostante somigli a una rockstar e susciti ammirazione nelle donne passa il resto delle sue giornate ad allenarsi duramente al karate e a girare per la città sulla sua vecchia Honda 350 Scrambler, in un'esistenza frugale e casta incomprensibile per Miles Ryder, un altro gaijin americano trapiantato a Kyoto che invece passa da una giapponesina all'altra nonostante ne abbia sposata già una, e incarna perfettamente lo stereotipo del cowboy sbruffone e iperattivo. La sua ultima conquista è Mey-Van alias Marilyn, una splendida vietnamita che per campare canta (e probabilmente non solo) in un locale notturno. Peccato che la ragazza sia la pupa di un boss della Yakuza, che si è messo addirittura in testa di sposarla. Per amicizia e per indolenza, Ransom suggerisce a Marilyn di sostenere che il gaijin con cui ha una relazione è lui e non Miles, attirando su di sé l'ira dei mafiosi locali, mentre il suo apprendistato da karateka continua senza sosta, e anche la rivalità con un certo DeVito, un testa di cazzo ex marine maestro di arti marziali che va in giro con i capelli tagliati à la samurai ad attaccare briga con chiunque...
Dove cercare riscatto (nel titolo italiano purtroppo si perde il doppio senso dell'originale Ransom, che è il cognome del protagonista ma vuol dire anche appunto “riscatto”) da una ricchezza vissuta come una maledizione, dalla mancanza di una madre prematuramente scomparsa, dall'aggressività rovesciata su un padre incapace di comunicare se non con articolati sotterfugi (l'ultimo dei quali è per l'appunto oggetto del plot del romanzo, come il lettore scoprirà), dal dolore profondo per un amore finito malissimo, dai sensi di colpa per non esser riusciti a salvare dall'abisso mortale della droga la donna che si amava? Alla fine degli anni '70 la risposta sarebbe stata: “In Giappone”. Nel nitore spietato e nella spiritualità severa delle arti marziali allora di gran moda in Occidente, nei meandri di una cultura così aliena, nell'energia dirompente di un Paese in procinto di diventare leader dell'economia mondiale. E Ransom – novello cavaliere dal cuore candido e dall'anima ferita – si butta con tutto se stesso nel karate, regalandoci proprio 'in diretta dal tatami' le sequenze più interessanti di questo romanzo atipico nella produzione di Jay McInenrney. Un romanzo piacevole e misurato, parco di eventi ma anche per fortuna di effettacci furbi, che ci conduce a velocità di crociera e senza emozioni forti fino all'inatteso, sanguinoso finale.

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