Risposte pratiche, risposte sante

Quella di Pier Paolo Pasolini è una figura che appartiene oggettivamente al passato. “È morto tre anni prima della strage di via Fani e della pubblicazione de La condizione postmoderna di Lyotard, quattordici prima della caduta del muro di Berlino, ventisei prima del crollo delle Torri”. Eppure è l’intellettuale italiano del Novecento che suscita più interesse – anche se, c’è da dirlo, tra la sua onnipresenza sui media e la sua reale influenza c’è una discrepanza dolorosa. La diffusa percezione di Pasolini come “profeta” – che probabilmente è alla base del suo “successo”, e che è diventata un luogo comune, banale, che lo riduce a una sorta di “imbonitore da circo” insopportabile – nasce forse da un suo tormento, “sapere che il tempo è una finzione necessaria, constatare che la storia sta finendo ed al contempo sentire che sarebbe ancora possibile invertire la rotta”, un tormento che è anche il nostro, che è una malattia della modernità: “(…) non si tratta neppure di lasciar sopravvivere l’anacronismo all’interno del presente, quanto del costitutivo frammentarsi del presente stesso”. Ecco il punto centrale: “antagonista rispetto innanzitutto a sé stesso”, personaggio contemporaneo proprio perché inattuale, Pier Paolo Pasolini (PPP) è “un padre che va ucciso”, ma prima ancora letto e conosciuto. Partendo da Casarsa, dalla guerra, dalle poesie…

Luciano De Fiore, che insegna Filosofia moderna a “Sapienza” – Università di Roma, dopo il numero de “Lo Sguardo” del 2015 curato con Antonio Lucci torna a occuparsi di Pier Paolo Pasolini. Lo fa con un saggio che coniuga felicemente profondità e leggerezza, “sorvolando” il territorio PPP e tentandone una mappatura, per quanto possibile. Nel volume convivono senza soluzione di continuità racconti biografici, citazioni, critica letteraria, analisi politica, riflessione filosofica: la sensazione per il lettore è quella di entrare fisicamente in un ragionamento, di esplorarlo, avanzando – associazione dopo associazione, rimando dopo rimando, virgolettato dopo virgolettato – nel libro come si farebbe nelle sale di una mostra, fino a varcare l’uscita con una piacevole sensazione di vertigine. I grandi temi pasoliniani ci sono tutti: il marxismo, il football (come lo scrittore, poeta e cineasta vezzosamente amava chiamare il calcio, sua grande passione), il sogno di far coincidere sviluppo e progresso, i giovani, la critica al compromesso storico, il neocapitalismo, la rivoluzione, la televisione, il sacro (con un interessante approfondimento sul progetto di PPP di girare un film su Paolo di Tarso), il linguaggio, il PCI e Berlinguer, la “mutazione antropologica” degli italiani, fascismo e antifascismo, la cultura contadina, la Chiesa, il potere, la strategia della tensione, il conformismo (anche e soprattutto dei conformisti), la morte. Su ognuno di questi argomenti De Fiore ci regala un guizzo, una riflessione inattesa, una visione laterale, dando senso a un’operazione editoriale che altrimenti sarebbe stata destinata a scomparire nel mare delle pubblicazioni su PPP.



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