Ritorno all’isola

Ritorno all’isola
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L’isola di Sandhamn, nell’arcipelago di Stoccolma, è il buen retiro di molti: anche di Nora Linde, che su quell’isola piena di ricordi belli e momenti tristi superati riesce quasi sempre a ritrovare la pace. Qui Thomas Andreasson – il suo migliore amico, ispettore di polizia – e la moglie Pernilla, dopo un tremendo lutto, riescono a sentirsi quasi sereni. È un luogo di riposo anche per Jeanette Thiels, giornalista d’assalto, impegnata nel denunciare il razzismo, neanche tanto strisciante, che sta prendendo forza in Svezia e costretta ad una battaglia feroce con l’ex marito per l’affidamento della figlia tredicenne, nonostante sia ammalata di un tumore che le lascia poco, pochissimo tempo. Si è rifugiata sull’isola di Sandhamn alla vigilia di Natale, sola, mentre ogni cosa pare pervasa dallo spirito di pace e dal profumo dei biscotti. Raggiunto il cottage, che avendo prenotato all’ultimo momento era l’unica soluzione disponibile ma si trova separato dal corpo principale dell’hotel, Jeanette si accorge che nel borsone non c’è il suo computer. La stanchezza e la tensione le stanno togliendo forza e lucidità, ciononostante decide di avviarsi all’albergo per la cena della vigilia. È vestita come si conviene a quelle temperature ma ha freddo, i centocinquanta metri che la separano dalla meta le sembrano interminabili, la nausea ben presto si trasforma in vomito e le gambe cedono. Non arriverà alla cena quella sera, né mai. La trova una cameriera dell’hotel il giorno dopo e secondo il medico legale non è morta per cause naturali o per il gelo. Qualcuno ha deciso di “accelerare” la sua fine…

Non uno dei più riusciti romanzi della Sten, almeno dal punto di vista della mera trama gialla, che pur riscattata in parte dal finale, è piuttosto debole nello svolgimento delle indagini. Le scoperte che permettono di aggiungere tasselli alla ricostruzione vengono fatte dalla squadra investigativa quasi per caso, così come per caso i protagonisti raggiungono la soluzione del caso. Molto, moltissimo spazio invece viene dato alla descrizione delle derive razziste svedesi, al punto che viene seguita praticamente solo quella pista. Ammirevole intento, ma la storia a mio parere – probabilmente perché sono un po’ stufa di sentir parlare di discriminazione anche fra pasta lunga e pasta corta - ne risente. Ottimo invece lo sviluppo delle trame secondarie, se così vogliamo chiamare le vicende personali dei protagonisti. Il ritrovato equilibrio fra Nora e il suo ex marito, che senza tornare insieme riescono a passare insieme parte delle feste, in armonia e per la serenità dei figli. Sfiorato anche il tema della sopraffazione sessuale sul posto di lavoro, con l’obbiettività che si suppone dovrebbe essere un consiglio per chi ne è vittima. Ben trattato, con lucidità, il problema dell’affido dei figli in caso di divorzi non sereni, in netta contrapposizione con la storia di Nora. Molto ben descritta anche la situazione dell’ispettore e della moglie, tutto sempre con un occhio al passato (rappresentato dalle case avite nell’isola). In sostanza giallo carente ma lettura piacevole per passare qualche ora rilassante.



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