Ritratto di Jennie

Ritratto di Jennie
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Cosa c’è di peggio per un artista di non riuscire ad esprime quello che sembra “intrappolato dentro”? Eben Adams è un pittore, il suo studio è nel West Side. Insieme ai soldi si è esaurita anche la speranza. Poi, all’improvviso, un incontro: una bambina che gioca a campana. Da sola, di sera. Senza che lui lo chieda, lei, quasi leggendogli nel pensiero, gli dice il suo nome: Jennie. Figlia di due acrobati, porta vestiti fuori moda. Sembra appartenere ad un altro tempo. Jennie ha un solo desiderio: sapere che lui l’aspetterà. Che aspetti di vederla grande. Dopo quattro giorni di vani tentativi e ritornata la speranza di vendere qualcuna delle sue opere, il colpo di fortuna. Mr Mathews, un gallerista, acquista un bozzetto che ritrae la bambina del parco. Ed è disposto a comprare tutti i ritratti che Eben voglia fare. Subito dopo, il secondo colpo di fortuna: pasti assicurati in cambio di quadri che abbelliscano il ristorante di un amico. Poi di nuovo Jennie. Questa volta sembra più cresciuta. E con lei, ancora nuovi ritratti. Tutti venduti. Pare che la sua musa ispiratrice sia la sua fortuna. Ma proprio quando Eben ha più bisogno di lei, Jennie sparisce. Per ricomparire, adulta, nel suo studio…

Ritratto di Jennie è un romanzo originale e coinvolgente: il fascino della storia d’amore che va oltre il tempo e lo spazio conserva, ancora oggi, la sua modernità. Pubblicato nel 1940, diventa un film nel 1948 per la regia di William Dieterle che vince un Oscar per gli effetti speciali e la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia per la miglior interpretazione maschile. Una storia indiscutibilmente romantica, appassionante, che trascina e confonde (tra realtà e fantasia, oggettività e illusione), affascina e coinvolge il lettore. Un romanzo delicato come un ricamo (in molti passaggi assolutamente poetico) e pieno di grazia come una pennellata leggera. Una storia d’amore che è anche amore per l’arte. Una lettura fluida che si legge d’un fiato: breve ma intenso. Sullo sfondo una malinconica New York che ricorda i vecchi film in bianco e nero. Il quadro di un paesaggio che, contrariamente a quanto sostiene il gallerista Mr Mathews nel romanzo, riproduce con fedele intensità la contemporaneità. Spingendosi oltre, fino all’incomprensibile trama del destino che ordisce incontri e tesse opportunità. E che fa dire ad Eben, il protagonista: “A volte bisogna credere in ciò che non si riesce a capire”.



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