Ritual

Ritual
Porto di Bristol. Phoebe “Flea” Marley, sergente del Reparto sommozzatori della polizia, sta scandagliando i fondali in seguito ad una segnalazione. Sta cercando una mano mozzata, e la trova. La prima sensazione di Flea è che la mano non appartenga ad un cadavere ma che possa essere stata tagliata ad una persona ancora in vita: sensazione che viene confermata dalle analisi del patologo. Alcuni giorni dopo viene trovata una seconda mano nella zona antistante ad un ristorante gestito da un sudafricano.Le indagini vengono condotte dal detective Jack Caffery, giunto da Londra con il suo carico di dolore e fantasmi del passato. Anche Flea è tormentata: due anni prima i genitori hanno perso la vita nel Bushman’s Hole, la fossa di Boesmansgat, uno stagno del Sudafrica che nasconde un abisso. Uniti dalle loro esperienze personali Flea e Jack cercano a loro modo di risolvere il caso imbattendosi in un universo antropologico che si nutre di arti mozzati e si abbevera di sangue umano: la medicina “Muti”, un’antica dottrina sudafricana che affonda le radici nella superstizione e nella pratica di strani rituali…
Mo Hayder è una scrittrice britannica che ha viaggiato molto e cambiato spesso lavoro prima di trovare la sua strada. Questo suo carattere inquieto lo troviamo trasposto nella protagonista di Ritual, Flea Marley, donna problematica e preda delle ossessioni che giungono dal passato. Inizialmente l’autrice aveva deciso di incentrare la narrazione sulla protagonista femminile, dopo aver mandato in pensione il detective Jack Caffery, protagonista di Birdman e Il trattamento. Per due romanzi quindi il buon vecchio Jack era stato cestinato perché dopo un forte amore nei suoi confronti la Hayder aveva avuto bisogno di una ventata di aria fresca e di nuovi personaggi. Le cose sono cambiate in seguito all’incontro con John, un uomo che la scrittrice scorgeva spesso camminare lungo la tangenziale di Bath. Incuriosita, ha deciso di fermarlo e di farsi raccontare la sua storia. Così è nato il personaggio dell’Uomo che cammina, enigmatico, dal passato oscuro e che rappresenta una parentesi all’interno dell’intero plot. Ma l’Uomo che cammina aveva bisogno di una ragione d’esistere, di una giustificazione e allora l’autrice ha pensato all’unica soluzione possibile: il ritorno di Jack Caffery, perfetto per un confronto con il misterioso personaggio. Scelta azzeccata e che funziona, perché Jack Caffery è un personaggio al quale ci si affeziona perché rappresenta il tipo di poliziotto che maggiormente piace al lettore: imperfetto, passionale (nel senso letterale del termine), a volte irrazionale, in poche parole, umano. La bravura della Hayder sta proprio nel saper rappresentare i propri personaggi, anche quelli secondari, attraverso l’attenta descrizione del carattere, della psiche e delle pulsioni, anche se a volte la narrazione perde un po’ di ritmo. Ritual è comunque un thriller interessante, che parte in sordina, dalle oscure e limacciose acque del porto di Bristol, e termina con un finale a sorpresa, inaspettato; quando si è sicuri della soluzione Mo Hayder mischia le carte, azzera tutto, costringendoci a leggere in modo maniacale le pagine per giungere alla soluzione dell’intrigo. Proprio quello che ci si aspetta da un libro con una copertina come questa.

 

 

 

 
 
 
 
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