Riva

Riva
Il punto di partenza è una riva affollata del Vietnam: quello di arrivo, le solitudini innevate del Canada. In mezzo una vita intera da reinventarsi, indossando una nuova, incomprensibile lingua. A dieci anni, Nguyền An Tinh è già vecchia: la sua prima esistenza è trascorsa nella grande casa di famiglia a Saigon, tra genitori, fratelli, zii e cugine, assaporando il gusto dolce del benessere mentre la madre, attenta, prepara ogni giorno i figli alla caduta, educandoli come servi ai mestieri di casa. Poi, profuga, Nguyền viene sputata fuori dal ventre maleodorante e scuro del battello di fortuna, mettendo radici provvisorie in un campo profughi malesiano, dove la Croce Rossa raccoglie boat people quasi fossero vecchi stracci da stendere al sole. Infine, il frastornato arrivo in una terra diversa, lontana chilometri dalla fantasia affamata di bambina vietnamita: il luogo dove scoprirsi improvvisamente muta e sorda, eppure affascinata da sorrisi che non riesce a tradurre, solo ricambiare. Dove stupirsi per la gentilezza dei canadesi rosei e floridi, loro, così magri, pallidi, spigolosi. Anche quando l'accoglienza sfiora la carità, umiliando, senza saperlo, con un rosso maglione da donna e vecchi materassi trovati al mercato delle pulci... 
I ricordi si intrecciano come foglie di bambù, dando forma e sostanza ad un doloroso racconto di guerra, privazione, migrazione. In Riva, opera prima di Kim Thúy (originaria di Saigon allo stesso modo della voce narrante, e come lei dalle mille vite: interprete, avvocato, restauratrice, chef, cronista gastronomica) la storia zampilla dalla ferita aperta del Vietnam, dalla cesura che divise il paese in due a partire dal 1960. Non un resoconto dettagliato, minuziosa via crucis dagli spazi precari ed angusti della sofferenza: quello che esce dalla penna dell'autrice è omaggio alla grazia, alla forza di un personaggio che non si è lasciato travolgere dagli inganni dell'esistenza. Sulla Riva di approdo, Nguyền An Tinh raccoglie le briciole lasciate sul cammino appena fatto, ripercorrendo, senza apparente logica e continuità, saltando dal presente al passato, evocando sensazioni e sentimenti, tutte le strade attraversate per poter ottenere salvezza. Nelle sue parole lievi, sagge, tenaci, dal fiume della memoria affiorano volti amati e sapori mai dimenticati: il bagaglio più prezioso, l'Io più vero e autentico che ha aiutato Nguyền An Tinh a sentirsi a casa nelle tante peregrinazioni, imparando che “non dobbiamo mai rimpiangere ciò che ci siamo lasciati alle spalle”.

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