Rivolte del pensiero

Rivolte del pensiero
Un pensiero che si vuole libero è un pensiero che sa anzitutto imparare a riconoscere i limiti della propria libertà, nell’ambito di tanti condizionamenti che determinano l’uomo. Ma poi, subito dopo, è un pensiero che lavora per liberarsi - sempre nella misura del possibile: la libertà totale, pura, ideale… non esiste (è anzi una contraddizione in termini) - dai condizionamenti individuali: un pensiero che non si arrende all’evidenza e alla pressione dei fattori esterni, ben sapendo che è nella dialettica tra l’individuale e il collettivo, tra il personale e il sociale, che la soggettività può strutturarsi ed esprimere la propria portata. Speculazione astratta? Al contrario, un discorso della massima concretezza e dalla presa immediata: non c’è filosofia più pratica di quella che invita a non subire il mondo, ma a trasformarlo a vantaggio dell’uomo (secondo il monito dell’undicesima tesi marxiana su Feuerbach), alimentando una speranza nell’avvenire fondata sulla costruzione del presente, anziché continuare a vivere immersi in illusioni fatalistiche o nutrire la “di speranza” in un futuro già scritto…
Mario Galzigna, docente di Etnopsichiatria e Storia della cultura scientifica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha insegnato negli atenei di mezzo mondo (Boston, Ginevra, Parigi, Marsiglia, Rio de Janeiro), scrive un libro di filosofia meritevolmente a cavallo fra la stessa, le scienze sociali e la critica d’arte, con un approccio volutamente al di là delle tante ortodossie consolidate (approccio che con ogni probabilità il nostro tempo “liquido” richiederà sempre più). Sulla scia del pensiero di Foucault (e dichiaratamente avverso a quello heideggeriano), tra la pittura di Piero di Cosimo e quella di Magritte, tra il libertinismo di Sade e quello di Restif de la Bretonne, l’autore conduce una riflessione filosofica a partire da una convinzione fondamentale: riaprire il tempo - evitare cioè che ristagni nella disperazione claustrofobica di un avvenire ricurvo su di sé - significa necessariamente nutrire un pensiero “in rivolta”, sempre pronto a rivoluzionare le strutture che tendono a soffocarlo e a imprigionarlo.

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