Robert Plant - Una vita

Robert Plant - Una vita
È il 10 dicembre 2007 i Led Zeppelin si esibiscono sul palco della 02 Arena di Londra: è la prima reunion dopo vent'anni e quella sarà l'unica data del tour. I posti a disposizione sono diciottomila, ma i fan che hanno tentato l'acquisto di un biglietto si dice siano stati venti milioni in tutto il mondo. Jimmy Page, John Paul Jones e Jason Bonham (figlio del defunto John Bonham) ci danno dentro come se il tempo non fosse mai passato. Robert Plant non è da meno, la voce non l'ha abbandonato e neanche la maniera unica in cui “tiene” il palco. Ad aspettarlo per complimentarsi, dietro le quinte, amici e colleghi (tra cui Paul McCartney) ma, terminato il concerto, Plant fugge letteralmente dalla location dell'evento per rifugiarsi in un ristorante turco a nord di Londra: il passato non l'ha mai perseguitato, ma è col passato che sta facendo i conti in quel momento... un passato non sempre piacevole da ricordare. Per capire il significato di quella notte è necessario tornare agli anni '60, quando Plant muoveva i primi passi nel mondo della musica. Originario delle Midlands - più precisamente in quella zona dell'Inghilterra detta “Black Country” per via della grande presenza di industrie siderurgiche - Robert Plant passa da un progetto musicale all'altro senza troppa fortuna. Il vento cambia quando gli Yardbirds di Jimmy Page e Eric Clapton si frantumano definitivamente. Page assiste a un'esibizione di Plant che, nonostante la giovane età, si muove sul palco con la sicurezza e la faccia tosta dell'artista consumato. Il frontman padroneggia la propria voce alla perfezione, con una tecnica che gli permette di passare dallo stile crooner a quello blues, sua principale fonte d'ispirazione. Tra Robert e Jimmy è alchimia all'istante e, una volta assoldati il bassista John Paul Jones e il vulcanico batterista John Bonham (vecchia conoscenza di Plant), il gioco è fatto: i Led Zeppelin vedono la luce nel 1968 e il mondo li accoglie come se non stesse aspettando altro. Ma una maledizione grava sulla band e il prezzo del successo sarà per Robert Plant altissimo...
È impossibile scrivere un libro su Robert Plant senza dedicarne tre quarti al racconto del periodo in cui il cantante ha militato negli Zeppelin. Ovviamente, questa fase rappresenta se non la parte più interessante nella vita dell'artista, di certo quella più ingombrante. Nonostante ciò, l'abilità dello scrittore Paul Rees (giornalista di “Q” e di “Kerrang!”) sta nel tenere sempre al centro della narrazione quel lato di Robert Plant che lo ha reso, infine, una vittima di quel monumento che è stata la band inglese attraverso gli anni '70, con echi arrivati intatti fino ad oggi. Uno degli aspetti più interessanti del percorso artistico del cantante è infatti come abbia deciso, dal 1980 in poi, di non vivere di rendita sulla produzione del decennio precedente. Una scelta che lo ha comunque ampiamente ripagato negli anni. Rees ha costruito questa biografia riportando testualmente i fatti così come sono stati raccontati, oltre che dallo stesso Plant, anche da amici e collaboratori storici. Nonostante la coralità delle fonti, l'immagine che ne è esce è lineare e ben definita: Robert Plant è umanamente tanto gentile e premuroso quanto esigente e severo sul lato professionale. Una severità a volte autoinflitta, che non gli permette di godersi il presente per troppo tempo, forse proprio per evitare quell'etichettatura da “cantante dei Led Zeppelin”. Un libro coinvolgente e ottimamente narrato, dal quale è possibile percepire in maniera chiara tutto ciò che il suo protagonista è o ha cercato di essere in oltre quarant'anni di carriera. In sintesi, Una vita è esattamente ciò che una biografia dovrebbe essere.

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