Roberto Rossellini documentarista

Roberto Rossellini documentarista
Roberto Rossellini è uno dei registi italiani, insieme a Michelangelo Antonioni e Federico Fellini, più amati e apprezzati anche all’estero. Considerato tra i padri del cinema neorealista, è entrato di diritto nella storia del cinema mondiale con film come Roma Città Aperta, Europa ’51 e Germania Anno Zero. La sua opera è stata studiata in lungo e in largo, in tutte le sfaccettature possibili, eppure “in pochi notano che la carriera di Rossellini inizia e finisce con il cinema documentario. Dall’ultimo, elegiaco e realista, film documentario sul Museo Beabourg di Parigi, ai primissimi esperimenti con il cinema della natura, Rossellini mostra un continuo interesse per questo genere”. Come a dire che nonostante gli storici del cinema abbiano studiato ogni fotogramma delle sue pellicole, sembrano essersi dimenticati che una buona parte della carriera del regista ha viaggiato parallela al cinema del reale. Si è occupato a lungo di documentario per la Rai, iniziando, nel più classico dei modi, con lavori naturalistici. Ma velocemente è passato oltre ed è approdato in India, per una lunga serie di lavori a puntate dedicati al paese più esotico e affascinanti dell’intera Asia…
Il bel libro di Luca Caminati, Professore Associato alla Concordia University di Montreal, va a colmare un vuoto che colpevolmente la critica non ha saputo coprire con la dovizia che si richiede ad un argomento tanto delicato. Perché il rapporto tra Rossellini e il cinema documentario - e ancora, il peso che questo ha all’interno della sua filmografia - non è che il primo interesse dell’autore. Il volume è infatti l’occasione per ragionare sul rapporto tra documentario e cinema neorealista: c’è stato un cinema neorealista anche prima della fine della guerra? Quale è il confine tra finzione e non finzione in un movimento come quello del dopoguerra italiano? A queste domande (e risposte) ne seguono altre, che studiano il perché la cinematografia documentaria finisca così tanto spesso nel dimenticatoio e quanta importanza questa rivesta nel ridefinire i connotati anche del cinema di finzione. L’ottima riuscita del libro è stata possibile solo grazie al coinvolgimento del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e a una borsa di studio dell’American Academy: segno che se si mettono a disposizione i mezzi necessari, è ancora possibile fare un minuzioso lavoro di ricerca, anche in ambito cinematografico.

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