Rockaway Beach

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Gli anni Ottanta a Rockaway Beach significano per degli adolescenti sbronze colossali in spiaggia, nottate con gli amici, cibo spazzatura per assorbire l’alcool in eccesso e amore, tanto amore. Timmy, Peg, Alex e Chowderhead sono all’ultimo anno di liceo, quello del “prom”, del ballo scolastico che per anni e anni avrà una risonanza quasi mitologica. Mille Polaroid immortalano quei vestiti scomodi e un po’ ridicoli così come i momenti imbarazzanti. Loro hanno anche affittato una limousine, perché nulla deve essere lasciato al caso in quel momento così cruciale dell’esistenza di un giovane americano. Quell’anno per loro è indimenticabile, un anno di rottura, in tutti i sensi. Alex è stata accettata in una scuola del New Hampshire, di quelle in cui va l’élite americana, dove tutti studiano e pippano tra un corso e l’altro. Del gruppo è quella che sembra interessata ad allargare i suoi orizzonti, perché è riuscita ad allontanarsi da quel mondo in cui nulla sembra voler cambiare e che si svolge principalmente in due luoghi chiave: la spiaggia, in cui rimanere seduti come bagnini annoiati su torri di legno e bere birra o fumare una canna sperando di non dover mai soccorrere nessuno; uno dei tanti fast food, come Mickey’s Deli o Fish R U, dove illudersi di essere quasi adulti, con qualche soldo in tasca e tanto tempo da dedicare agli amici. Dopo un anno di lettere vaghe e cartoline senza tante parole, Alex torna e quando i quattro si ritrovano tra di loro è evidente che qualcosa è cambiato per sempre…

Dalla musicassetta con il nastro ingarbugliato in copertina si percepisce che si è di fronte ad un romanzo generazionale. Se si è cresciuti guardando in televisione un qualsiasi telefilm americano si riesce facilmente a godere delle atmosfere descritte. La spiaggia Rockaway Beach (una delle più popolari tra gli abitanti della classe bassa newyorchese perché non molto lontana dal quartiere largamente popolato del Queens) riporta alla mente gli scenari di Dawson’s Creek e la friggitoria il Peach Pit in cui si riunivano i protagonisti di Beverly Hills 90210. Forse per questo a volte molte situazioni raccontate sembrano già viste e anche le dinamiche su cui si basano le relazioni dei vari personaggi non appaiono totalmente originali. C’è chi matura e prova a seguire i suoi sogni, lasciando il nido familiare che opprime e c’è chi rimane dove si trova e non ha intenzione di mettersi in gioco, sfidando il futuro sbiadito che la società gli ha apparecchiato. La noia è dietro l’angolo anche se occorre riconoscere a Jill Eisenstadt una leggerezza narrativa che facilita non poco la lettura. Consigliato a chi ama il teen-drama e lo stile giovanilistico tanto di tendenza con l’avvento della nuova “era Netflix”. Il linguaggio è quello tipico degli anni di passaggio in cui si usano parolacce ed espressioni volgari allo stesso modo in cui si finge di fumare una sigaretta: per farsi accettare dal gruppo e farne parte almeno fino a quando non si decide di partire.

 


 

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