Roma

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Pierre Froment è un giovane abate parigino: religioso devoto ed entusiasta della propria fede cattolica, è un’anima misericordiosa e ingenua. A Parigi ha conosciuto e assistito il miserando popolo costretto a vivere nella povertà più indegna, ha soccorso i tanti derelitti che vivono in bettole di fortuna, tra il freddo, la fame ed il degrado. Spinto dal più originale ardore di fede, crede fermamente e spera nell’avvento di un cristianesimorinnovato, che siatestimonianza di carità per la salvezza sociale, nel ritorno ad una Chiesa povera ed evangelica che, forte del messaggio di Cristo, si prenda cura degli ultimi, sia difensore dei più deboli e promotore della giustizia sociale. È con questa visionaria certezza che l’abate Froment pubblica il suo libro La Roma nuova, al quale affida il messaggio di tradurre l’ideale perduto di carità e semplicità cui dovrebbe conformarsi l’agire della Chiesa cattolica e del papa, pura forza spirituale, libera dai lacci e dalla servitù del potere temporale. Ma come una scossa tellurica, gli giunge inaspettata la notizia che quel libro rischia di essere inserito nell’Indice dei libri proibiti, la lista nera dei libri messi al bando dal Sant’Uffizio: le idee rivoluzionarie, gli ideali neo-cattolici e socialisti che serpeggiano tra le righe del suo scritto sono una minaccia per il potere indiscusso della Chiesa, o meglio del pontefice e dei suoi alti prelati. Il giovane Pierre non si abbatte, anzi, vuole discutere egli stesso la sua causa davanti a Papa Leone XIII, poiché ha piena fiducia nell’illuminato giudizio di quel pontefice, autore della storica enciclica “Rerum novarum”, pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa; al Santo Padre, che ha tanto esaltato nel suo libro, potrà spiegare le buone intenzioni di ciò che ha scritto,insomma, basterà chiedergli udienza e tutto si sistemerà… Nell’ostinato intento di sottrarre La Roma nuova alle tenebre della censura,in una calda mattina di inizio settembre, Pierre Froment giunge nella nuova Capitale del Regno d’Italia, ospite della famiglia del cardinale Boccanera, in via Giulia. Qui conosce Benedetta, nipote del cardinale e protagonista di una storia d’amore dolorosa ed impossibile con il cugino, il principe Dario: il destino dei due giovani amanti dipende dalla Sacra Rota e dai giochi di potere dal cui esito dipenderà il giudizio finale sull’annullamento del precedente matrimonio di Benedetta. L’illusione dell’abate parigino di potere presto essere ricevuto da Leone XIII e di ottenere l’approvazione del libro pian piano svanisce, sopraffatta dalla mesta constatazione deipoteri occulti chemuovono i porporati e le loro sentenze e dalla rivelazione di un insospettabile retroscena di “ambizioni immani, appetiti sfrenati e turpi complicazioni nel raggiro”. La condanna emessa dalla Congregazione dell’Indice appare come la risposta della granitica Chiesa cattolica romana alleistanze di rinnovamento mosse da“spiriti indipendenti” della Chiesa d’oltralpe, “colpi di mazza scambiati nell’ombra tra ecclesiasti”. Intanto, sono passati tre mesi da quella mattina di inizio settembre in cui il giovane prete francese era giunto a Roma, con un carico di speranze e illusorie certezze, in luogo delle quali sono ormai solo smarrimento e rabbia. È già dicembre quando, finalmente, arriva per Froment l’occasione tanto attesa, l’udienza privata con il fiero papa Leone XIII. Ma i giochi di potere serbano esiti imprevedibili…
Pubblicata nel 1896 come romanzo a puntate in Francia ed in Italia, dove non sortì alcun successo, la corposa opera di Emile Zola - caposcuola del naturalismo francese – è insieme un romanzo storico e sentimentale, un saggio politico ed un’eccellente guida turistica su Roma e dintorni della fine dell’800. Il lettore che, mappa alla mano, volesse cimentarsi a ritrovare i percorsi seguiti e descritti dall’abate Froment, i luoghi visitati, gli antichi palazzi dell’aristocrazia capitolina, rimarrebbe sorpreso dalla riscoperta di perle nascoste dell’architettura italiana e insieme dalla possibilità di ricostruire i cambiamenti tracciati nel volto di una città che alla fine del XIX secolo era ancora afflitta dalle doglie e dai cantieri da cui sarebbe nata la nuova capitale del Regno d’Italia. Le descrizioni pittoriche di Zola ricordano i paesaggi del pittore Ettore Roesler Franz, la “Roma sparita” esposta al Museo di Roma in Trastevere; al naturalista francese piace indugiare su un’umanità semplice, affacciata sul Tevere, o ammassata miseramente tra i palazzi sontuosi di quartieri neonati, come Prati di Castello, dove la povertà convive con la maestosità e il lusso dei palazzi del Vaticano. Le pagine in cui l’autore riferisce delle speculazioni edilizie che prosciugarono le pingui casse dei nobili del tempo, comprese le “reverendissime” finanze del papa, le macchinazioni ed il marciume nascosti sotto sacri paramenti, sono quanto mai attuali e sconvolgenti. Gli scandali e i crack finanziari precorrono le tristi storie di Marcinkus e dello IOR. Nel romanzo, la chiesa cattolica romana dà il peggio di sé, infarcita di una cristianità idolatra e arroccata su riti e tradizioni spogliati di ogni senso. Non stupisce tuttavia che Zola abbia voluto trasporre nelle parole e nei pensieri dell’illuso abate parigino tutto l’astio maturato per un’udienza, chiesta dal romanziere, e mai ottenuta da Leone XIII, a capo della Congregazione dell’Indice che aveva già messo al bando il suo romanzo Lourdes, il primo della serie “Trois villes”, insieme a Roma – censurato come il precedente – e Parigi. 

 

 

 

 
 
 
 
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