Roma ‒ La prima morte di Marco Aurelio

165 d.C., Portus. Corinna è un’attrice di commedie itineranti e fa parte della compagnia dei Mimi di Mopso. Si trova in città con Manlio, mercante che occasionalmente rifornisce di pesce e di garum la compagnia in cambio di esibizioni, perché vuole rincontrare il suo giovane amico Batrace ed il suo cormorano Epulone: questo ragazzino ed il suo inseparabile uccello, che vivono alla giornata, le muovono dentro un sentimento materno. Quando finalmente Corinna riesce a trovare Batrace, questi è in condizioni pessime e necessita di cure, pertanto l’attrice domanda a Manlio di poterlo portare con sé nella sua villa a Trans Tiberim, dove il mercante alloggia. Durante il tragitto, Corinna non può fare a meno di notare che, oltre ai cesti di pesce e di garum, c’è una quantità incredibile di sangue rappreso... A Portus si trovano anche Gaio Pacuvio Lentulo ed il suo fedele Alcimo, entrambi soldati dei servizi segreti di Roma. Pacuvio è stato incaricato dal suo superiore, Umbricio, di attendere al faro un uomo avente un anello alla mano sinistra e proveniente da Olbia. Proprio al faro Pacuvio incontra per la prima volta Corinna, rimanendone profondamente colpito. L’uomo atteso non si presenta, dunque Pacuvio è costretto a cercarlo altrove, mosso anche dagli ordini del suo capo, che gli ha parlato di una congiura in atto contro l’imperatore Marco Aurelio...

Marco Aurelio, imperatore romano, ultimo degli “Imperatori adottivi” ‒ il suo predecessore è stato Antonino Pio, il suo successore Commodo – ha regnato su Roma a partire dal 161 d.C. al 180 d.C., anno della sua morte. Ha condiviso i suoi primi otto anni di governo con il suo fratello di adozione Lucio Vero, per poi governare da solo in seguito alla sua morte. Gli eventi narrati, come riporta l’autore, “sono immaginari e avrebbero potuto svolgersi nell’autunno del 165 d.C., anno in cui la guerra contro i parti alla quale si allude era già decisa”. Roma. La prima morte di Marco Aurelio presenta una trama originale, complessa, ricca di colpi di scena quasi da thriller e soprattutto mai banale. I personaggi invece sono più semplici, divisi in maniera dicotomica, manichea: l’eroe ed i suoi aiutanti da un lato, gli antagonisti dall’altro, come tipico della classica eterna lotta tra bene e male. Un topos letterario conosciuto ed utilizzato fino allo sfinimento fin dall’inizio dei tempi. Gilbert Haefs non è nuovo a questo tipo di romanzi, e si vede. Scrittore tedesco, fine conoscitore della storia romana ‒ suoi anche Annibale, L’amante di Pilato, Il centurione di Cesare ‒ più volte ha unito l’utile al dilettevole, scrivendo dei gialli ambientati nell’antichità ‒ Il mercante di Cartagine, La spada di Cartagine ‒ in cui a partire da un contesto reale (vedi le guerre romano-partiche in questo caso), si sviluppa una storia a sé, dalla quale è difficile staccarsi per quanto è ben scritta, ricca, plausibile, affascinante.



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