Roma caput mundi – L’ultimo pretoriano

Roma caput mundi – L’ultimo pretoriano

285 dopo Cristo. A Margum, in Pannonia, due eserciti si stanno affrontando. Uno ha le insegne imperiali: è romano. L’altro, anche. A fronteggiarsi, infatti, sono da una parte i legionari guidati dall’imperatore Carino, dall’altra i soldati di Diocle, l’usurpatore. L’ennesima guerra civile. È il culmine di un periodo terribile, segnato da lotte fratricide e anarchia. Ma quando lo stesso Carino trova la morte per mano dei suoi uomini, l’incubo sembra essere finito: Diocle, che diventerà l’imperatore Diocleziano, ha intenzione di riformare l’impero dando vita all’istituzione della tetrarchia, che prevede la presenza di ben quattro sfere di influenza e quattro reggenti, due cesari e due augusti. Sarà affiancato dunque da Galerio, Massimiano e Costanzo Cloro. Proprio il figlio di quest’ultimo, Costantino, era a Margum con sua madre Elena mentre il padre combatteva e tramava. Il suo sarà un cursus honorum straordinario, che lo porterà a ricoprire le maggiori cariche dell’esercito romano. A Margum, a combattere in mezzo al fango e al sangue, c’era anche Sesto Martiniano, un optio caduto in disgrazia in seguito all’uccisione di suo padre, Claudio Martiniano. Negli anni, le strade di Sesto e Costantino si sfioreranno, s’incroceranno e ognuno inseguirà le proprie ambizioni. Fino alla battaglia di Ponte Milvio che cambierà, ancora una volta, le sorti dell’impero…

Con L’ultimo pretoriano lo scrittore romano Andrea Frediani inaugura la trilogia di Roma caput mundi, dedicata a Costantino, colui che viene ritenuto l’ultimo grande imperatore di Roma. Partendo dalla battaglia di Margum, che di fatto diede vita ad una nuova stagione per Roma e chiuse un periodo che la storiografia definisce “crisi del terzo secolo”, contraddistinto da anarchia militare e forte spinta barbarica ai confini, Frediani ripercorre i primi anni della vita del figlio dell’augusto Costanzo Cloro, la sua carriera militare, l’ascesa politica. Accanto a Costantino e all’altro protagonista Sesto Martiniano, si muove una cerchia di personaggi realmente esistiti: dalla bella Minervina all’ambiguo Osio; da Eusebio al vescovo Milziade. Elemento cardine del romanzo è infatti la descrizione della situazione dei cristiani durante il terzo secolo, un periodo segnato da dure persecuzioni, umiliazioni, costrizioni e torture, ben rappresentato dalla cruenta scena dei cristiani divorati dai leoni nel circo in seguito a damnatio ad bestias. E poi battaglie epiche, trame politiche, vendette, sangue. La grandezza de L’ultimo pretoriano risiede soprattutto nell’aprire una finestra su un periodo poco conosciuto e noto soprattutto agli specialisti, restituendo una Roma in subbuglio che pian piano si allontanava dal proprio glorioso passato e si avvicinava a quello che poi sarà il nostro Medioevo europeo. Tutto ciò Frediani lo racconta attraverso il suo stile scorrevole ‒ ormai un vero e proprio marchio di fabbrica ‒ serrato e avvincente, costruendo una trama in cui verità storica e finzione narrativa trovano la giusta dose di equilibrio all’interno di un romanzo da non perdere.



 

 

 

 

 
 
 
 

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