Roma e Gerusalemme

Roma e Gerusalemme
Maggio 66 d.C., Gerusalemme. In seguito a qualche protesta della folla durante le celebrazioni dell'arrivo di due nuove coorti di legionari romani Gessio Floro, da due anni governatore della Giudea occupata, scatena una dura rappresaglia per le affollatissime vie della città: rimangono sul terreno sotto i colpi dei soldati o calpestate dalla folla impazzita dal terrore 3600 persone, donne e bambini compresi. Il fatto suscita lo sdegno di molti nobili giudei, che decidono di prendere le armi contro i Romani: una fazione di moderati tenta di impedire la rivolta consapevole che può risolversi solo in un disastro, e ne consegue una sorta di guerra civile che fa centinaia di morti: dopo mesi di scontri hanno la meglio i rivoltosi, che riescono a sopraffare la coorte romana a guarda della città. I legionari – circa 600 – si arrendono in cambio di un lasciapassare fuori da Gerusalemme, e i leader giudei si fanno garanti della loro incolumità: ma è un tranello, e i romani disarmati vengono tutti massacrati. La reazione di Roma non tarda a giungere: il governatore romano della Siria, Cestio Gallo, pone l'assedio alla città, fa breccia nelle fortificazioni e poi misteriosamente si ritira. C'è chi ipotizza il pagamento di bustarelle, chi un calcolo strategico sbagliato: fatto sta che durante la ritirata verso il mare i romani perdono più di 5000 uomini. A questo punto non è più possibile una mediazione: nel 67 d.C. un esercito spaventoso guidato dall'ambizioso e spietato Tito Flavio Vespasiano piomba con tutta la sua forza sulla Giudea, e a metà di agosto del 70 d.C. i legionari mettono a ferro e fuoco Gerusalemme radendola al suolo, “che chiunque fosse arrivato in quel luogo non avrebbe mai creduto che vi sorgeva una città”. Perché un trattamento così brutale? Si tratta solo di un'operazione militare come tante altre – magari sfuggita di mano – oppure c'è qualcosa sotto? Dove nasce l'odio tra Roma e Gerusalemme?
I Giudei sono stati i musulmani dell'antichità – cioè gli avversari politici, militari, culturali, religiosi quasi antropologici contro i quali scatenare uno 'scontro di civiltà' impossibile da mediare come quello evocato da alcuni leader occidentali negli anni immediatamente seguenti al 2001? Martin Goodman, Fellow del Wolfson College di Oxford e massimo esperto accademico della cultura ebraica antica evoca questa immagine forte con questo suo saggio ponderoso e poderoso, ma lo fa per superarla, per smentire uno stereotipo – anzi due. La sua tesi è che lo scontro tra Roma e Gerusalemme – che tante e pesanti conseguenze ha avuto sulla storia della Giudea, anche contemporanea – sia il frutto di eventi storici precisi, pragmatici, concreti e non ideologici o peggio metafisici. E per dimostrarla Goodman descrive per filo e per segno le rispettive situazioni storiche nella prima metà del I secolo, un'era florida e pacifica che non lasciava intravedere massacri simili all'orizzonte. Le culture romana e giudea erano molto diverse, certo, ma differenza non vuol dire conflitto – e infatti con civiltà anch'esse molto lontane dal modello romano simili scontri non sono mai avvenuti. L'approccio di Goodman è sistematico – anche troppo: le prime 380 pagine del libro sono occupate da un minuzioso confronto tra innumerevoli aspetti delle società romana e giudea, dall'alimentazione ai costumi sessuali – ed esaustivo, e Roma e Gerusalemme si trasforma ben presto da approfonditissimo saggio sull'antichità in guida preziosa alla comprensione della contemporaneità.

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