Roma, Firenze, Venezia

Roma, Firenze, Venezia

Reticolato urbano di elementi diversi, indifferenti l’uno all’altro, presi nel legame di un territorio in movimento, esperienza di mutamento in un “impressionismo senza architettura”, antisistematico. Roma “assegna a ciascuno il suo posto”, si offre come contenitore di un’estetica. Distanza ampia tra la casualità delle singole parti e ri-unione nel “significato estetico del tutto”. Ecco, Roma. Ecco l’affinità di edifici, epoche, stili di vita così diversi tra loro eppure ritrovatisi in bella armonia. La bellezza emerge dalla differenza, effetto estetico nell’“unità organica dell’impressione” che si colloca in una significativa a-temporalità. Firenze è luogo d’elezione per la formazione dell’uomo europeo, prospettiva rinascimentale nel modo in cui l’arte, il tessuto urbano e la campagna imminente riflettono il possibile recupero, la potenziale ricucitura dello strappo moderno tra natura e spirito, là dove lo spirito diviene manifesto nella natura. Qui l’impressione che tutto restituisce è quella genuina dell’opera d’arte, pure nel suo limite, “ogni cosa partecipa della totalizzante bellezza d’insieme”, ogni cosa è “esposta, presente”, è ciò che può essere. Ingannevole, infine, la superficie ricamata di Venezia, nella quale è in atto la menzogna della maschera, in cui tutto appare, ma il cui sotto non è dato esplorare, lacunoso, “ostentato distacco dall’essere”. Qui l’opera d’arte diventa artificio, imbellettata costruzione di facciate, giardini senza radici sottratti al mutamento…

La spontaneità con cui la pienezza delle cose romane permette al soggetto l’azione di stabilire relazioni tra di loro, libera e potente. Vastità d’impressione. La lontananza del maturo equilibrio fiorentino – essenza di vita o rinuncia nella forma - dall’inquieto ricercare dell’uomo contemporaneo, che deve ricominciare tutto da capo. La bellezza mendace e finta della maschera veneziana. Tre impressioni urbane, tra il 1898 e il 1907, attraverso cui Georg Simmel passeggia nello spazio sociale, restituendo al lettore il movimento dei vari livelli delle tre città prese in esame, dialettica di stratificazioni culturali, forma ed estetica, epidermide complessa che mostra e al contempo apre al mistero, inafferrabile equilibrio si pone dalla superficie delle cose - Sachlichkeit: cosalità come devozione alle cose - allo sguardo analizzatore, dialoghi spaziali di bellezza, molteplicità/unicità, aspetto esteriore e tragica lacuna interiore. Andrea Pinotti introduce i tre brevi saggi nell’approccio estetico di Simmel, nel suo attuarsi attraverso il filosofare sulla città, direzioni di movimento lasciate cadere come tracce per “la costellazione di pensatori” che ne coglierà il seme, passages di lettura urbana e diramarsi del pensiero: Benjamin con Berlino, Kracauer. Bloch e Adorno con Napoli “porosa”. La superficie delle cose è indagata con minuta attenzione, senza filtri o selezioni, in modo tale da cogliere la porosità delle relazioni, delle contaminazioni, scendendo più in profondo a cogliere e suggerirne le vivide impressioni.



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