Roma selvatica

Roma selvatica

Nella periferia nord-est di Roma un tempo c’erano i leopardi: un cranio datato quattrocentomila anni lo dimostrerebbe. Non troppo lontano sono state rinvenute anche ossa di ippopotamo, elefante e rinoceronte. I fossili vegetali scoperti nella zona di Sacco Pastore danno invece l’idea delle estese foreste di querce, faggi, carpini, tigli e aceri che ricoprivano l’intera area. E non solo, resti di mammut a Monte Mario, cervi a Ponte Milvio, iene e daini sul Grande Raccordo Anulare, orsi e scimmie. Certamente una fauna del tutto diversa da quella presente ora intorno alla capitale. Eppure Roma ancora oggi è una delle città più ricche d’Europa di biodiversità: le specie di insetti sono più di cinquemila, ventidue quelle di pesci, dieci di anfibi, sedici di rettili, trentanove di mammiferi e addirittura centoventuno diverse specie di uccelli solcano i cieli della Città Eterna. Dal piccolo codibugnolo al gabbiano reale, dai piccioni ai gheppi, dai gruccioni ai pappagalli esotici. Persino un falco pellegrino può sfrecciare ad enormi velocità sulla Tiburtina incurante della partita di calcio che sta avendo luogo a Casal Bruciato…

Aria e Vento sono i falchi pellegrini più famosi di Roma, monitorati giorno e notte da una webcam puntata sul nido e visibile in Rete. Questa ed altre curiosità sono raccolte in questo piccolo volume che Antonio Canu, ambientalista, giornalista e presidente del WWF Oasi dedica agli animali selvatici che inaspettatamente hanno trovato il modo di insediarsi e colonizzare una metropoli che sembrerebbe anche solo per definizione inospitale. E invece parchi e riserve, zone verdi e luoghi urbani risultano abitati non solo da noi, anche tra le rovine specie animali e vegetali particolari si mostrano agli occhi dei turisti. Animali autoctoni e alloctoni, come quelli che vengono abbandonati e che miracolosamente riescono non solo a sopravvivere, ma anche a riprodursi in un ambiente così diverso da quello delle loro origini. Ma la natura, si sa, è un tempio dei miracoli e con questo saggio possiamo imparare ad ammirarli con maggior consapevolezza.



 

 

 

 
 
 
 

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