Roma, si gira! 2

Roma, si gira! 2 Anni '70 '80
“Girare e ambientare un set cinematografico in centro a Roma oggi è diventato difficilissimo, innanzitutto per il traffico: bloccare il flusso di auto o persone è ormai un'impresa quasi impossibile”, sottolinea con rammarico Dario Argento. L'ultima grande stagione di set cinematografici 'capitolini' è stata forse quella a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Grandi registi come Steno, Ettore Scola, Bruno Corbucci, Pasquale Festa Campanile, Elio Petri, Neri Parenti, Umberto Lenzi, Mario Monicelli, Luciano Salce, Dino Risi, Claudio Caligari, Luigi Comencini, Carlo Verdone, il già citato Dario Argento, Nanni Moretti e tanti altri hanno ambientato nella capitale i film del loro periodo d'oro, facendo muovere i loro personaggi - ora buffi, ora grotteschi, ora violenti, ora tormentati - sullo sfondo della stessa città in cui milioni di romani vivono, lavorano, mangiano, amano ogni giorno. Ma a volte è difficile riconoscere nel bar dove si fa colazione la mattina o nell'incrocio in cui si fa la coda al semaforo sbuffando il set di un film tanto amato. Preziosissime allora queste schede curate da Mauro D'Avino e Lorenzo Rumori. Il volume - illustratissimo e a colori – è concepito un po' come le guide turistiche 'visual' che andavano per la maggiore qualche anno fa: su una mappa di Roma divisa in settori (ai quali sono dedicati i vari capitoli) sono piantati segnalini numerici corrispondenti ai luoghi di cui si parla nel libro, e per ogni location presa in esame viene riprodotto un fotogramma tratto dal film che vi è stato girato e una foto recente, per apprezzare i cambiamenti architettonici e urbanistici nel frattempo intervenuti nell'area...
Secondo appuntamento per la serie Roma, si gira! (il primo volume prendeva in esame i film girati fino alla fine degli anni Sessanta), emanazione cartacea dello splendido, certosino e  appassionato lavoro di mappatura delle location cinematografiche portato avanti dal sito www.davinotti.com grazie all'impegno di decine di amanti del cinema italiano. Non si tratta, si badi bene, di una serie di scontate cartoline romane facilmente individuabili da qualsiasi spettatore attento, ma di scorci che appaiono solo per pochi secondi, luoghi poco conosciuti e poco riconoscibili, teatri metropolitani della quotidianità prestati al magico mondo della celluloide. Spiega Carlo Verdone nella sua prefazione, che come un manifesto programmatico sintetizza perfettamente lo spirito del libro: “Nei miei film non si vede mai la Roma del Colosseo, di Fontana di Trevi, Trastevere e Piazza di Spagna, ovvero quell'iconografia turistica vista e stravista in tante pellicole degli anni Cinquanta e Sessanta. Per me l'essenza di Roma si trova in quei luoghi meno riconoscibili e un po' nascosti, dove la 'romanità' è rappresentata dagli odori, dai sapori, dai colori, dai suoni, dalle sfumature, da certi piccoli dettagli architettonici e, soprattutto, dall'animo semplice della gente. (…) Realizzando commedie e non dovendo quindi perseguire a tutti i costi uno stile preciso, autoriale o addirittura severo, sono più libero di scegliere le location che ritengo adatte. Anche quelle che possono sembrare più strampalate”. Il lettore - soprattutto se romano d'origine o d'adozione - viene coinvolto in un gioco divertentissimo in cui realtà e fantasia si sovrappongono senza soluzione di continuità e alla fine delle scarse 200 pagine di Roma, si gira! 2 la sensazione che si prova è il rimpianto che siano solo 200 e non 2000.

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