#RomaBarzotta

#RomaBarzotta

C’era una volta una cinese a Roma. Si chiama Lilly ed è arrivata in città negli anni Ottanta. Faceva la lavapiatti e, nel frattempo, imparava la lingua e la cucina italiana. Poi è diventata una cuoca. Sa preparare piatti romani, quelli col guanciale ed il pecorino, e li serve in un ristorante tutto suo, anche a parlare romano è diventata brava… Si chiama Massimiliano Tonelli ed ha un blog, RomaFaSchifo. Si parla di Roma e dei tanti problemi che ha, di magagne, mafiette, scelte assurde e lontane dal bene comune (e in molti casi anche del Comune). RomaFaSchifo non ha una bandiera, ma all’occorrenza lo si addita tranquillamente come “blog di destra” o magari di sinistra, dipende da chi si lamenta... A Roma ci sono due persone che contano: e si chiamano tutte e due Francesco. Si vedono in giro spesso di domenica, uno a Roma c’è nato, l’altro è venuto da molto lontano; uno veste di porpora e oro (già: non proprio è giallo e rosso, dai), l’altro solo di bianco. Uno fa i goal, l’altro fa il Papa… A Roma, se sei bravo, puoi andare in giro in auto blu. Ne abbiamo tante. Con l’auto blu puoi andare dove vuoi quando vuoi, ma soprattutto puoi parcheggiare dove vuoi: vie preferenziali, posti per disabili, marciapiedi. E le auto blu costano anche poco…

Dopo Storie bastarde, sempre per la Avagliano, David Desario ‒ responsabile de ilmessaggero.it, la versione web del quotidiano romano “Il Messaggero” ‒ torna in libreria con un’altra raccolta di “riflessioni vissute”. Se in Storie bastarde, però, raccontava la sua adolescenza in quel di Ostia riempiendo le pagine di rievocazioni e ricordi degli anni ’80, in #RomaBarzotta racconta la capitale degli ultimi anni, quella che ogni cittadino romano, tutto sommato, conosce. E amaramente sa essere ben lontana da quel paradiso artistico che ogni anno attira turisti e visitatori da tutto il mondo. Sì, perché quel termine “barzotta” – che in effetti suggerirebbe significati meno nobili – Desario lo cuce intorno ad una città che sa essere sublime e infame allo stesso tempo. L’occhio attento, spesso un po’ romantico, del giornalista fa da controcanto a quello distratto di chi vive o lavora a Roma e che – sembra retorico e banale dirlo, ma è così – viene fagocitato dai suoi tempi, dalle sue idiosincrasie, dalle eterne contraddizioni di una città tanto piena di storia ma anche di automobili, file interminabili, problemi gestionali, situazioni a prova di relax e polemiche a non finire sull’eterno succedersi di amministrazioni comunali. Quello che Desario sembra dire ai suoi lettori è: “fermatevi un attimo, guardate meglio cosa avete intorno, non dimenticate chi siete e dove siete”. Ogni pagina è un mini-racconto o un pensiero, tutti tratti dalla rubrica “Senza Rete” che l’autore cura su ilmessagero.it, articoli quindi tratti dalla Rete, come suggerisce l’hashtag nel titolo, ispirati da un cinguettio su Twitter o da un post su Facebook, risorse fondamentali per “annusare” la magia e la rabbia che i romani disseminano su internet ogni giorno, quando si sentono troppo intrappolati dalla loro città o troppo innamorati di lei.

 

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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