Romanzo selvaggio

Sono in quattro. Sono giovani. Sono tossici. Sono studenti universitari “parcheggiati in facoltà strafighe a creare nuovi disoccupati”. Si sono ribattezzati ALT, CTRL, CANC ed ESC. CANC ha una diagnosi di asperger ed è fissato con le liste, non fa altro che stilare liste ossessivamente, vuole addirittura farci la tesi a Lettere, sulle liste. CTRL è cleptomane e spacciatore da quando è adolescente, si percepisce come un business man: infatti si è iscritto alla Bocconi. ESC da sempre crea miscugli improbabili di droghe e altre sostanze e – come ti sbagli? – frequenta Chimica. ALT (sempre a caccia in rete di foto di ragazze mutilate, ferite, ingessate per farsi le seghe) si è iscritto a Informatica per riscattarsi dopo aver prosciugato la carta di credito del padre alle videochat porno: non lo avrebbero mai più fottuto col coding, lo ha giurato a se stesso. Si sono conosciuti l’anno prima ad un rave nei boschi prealpini finito in merda. Vivono in affitto in “quattro stanze in un palazzo sgarrupato al confine dell’hinterland” milanese. Hanno messo un annuncio per affittare la quinta stanza, hanno costante bisogno di soldi per sballarsi, ma di fare “i camerieri in nero, i pedalatori per consegne molto ecologiche di pizzerie vegane, i manellatori da data entry in web agency di morti di fame” non ne vogliono nemmeno sentir parlare. All’università non vanno mai, passano le giornate nello spelacchiato giardinetto sotto casa, manco scopare li interessa più, “troppo sbatti”. Escono poco, ma con quel poco fanno “incazzare abbestia tutti quanti” con le loro “cazzate ammuzzo”. Hanno una sola speranza: trovare un inquilino che salvi loro il culo per i debiti che hanno con tutti gli spacciatori della zona. Ma pochi rispondono all’annuncio, e quei pochi – “studenti polacchi di erasmus (…) con la frangetta alla kurtcobain” e “studentesse delle confederazioni leghiste” – se ne vanno schifati. Finché un bel giorno non arriva LUI. Un angelo (non in senso metaforico, un angelo vero) “con un sorriso triste e la voce da serietivù” che dice di volere la stanza e lascia un rotolone di cinquanta euro come anticipo. È la salvezza. È un miracolo. LUI dice di essere a Milano per cercare una ragazza…

Dietro la sigla Macello si nasconde, a leggere la bandella, “un collettivo formato da due studenti di Lettere, una modella tatuata e un bocconiano”. Permetteteci di dubitarne. Non dubitabile e non negoziabile è invece l’energia che attraversa le pagine di Romanzo selvaggio, ognuna contenente un trafiletto autoconclusivo. Un’energia oscura che viaggia sottopelle e impedisce al libro di scadere nel ridicolo, pericolo che in partenza era concreto, trattandosi della storia di quattro fattoni milanesi che decidono – sovvenzionati da un angelo sceso in terra alla ricerca di una escort senza nome – di aprire una start-up che applichi allo spaccio di droga tutte le regole della sharing economy o giù di lì. Di operazioni letterarie e sperimentazioni linguistiche simili se ne sono già viste in passato, le avventure ultrapop di tossici sboccati rappresentano ormai un genere letterario a sé. Cosa c’è di tanto speciale dunque in questo Romanzo selvaggio? L’irruzione nel lessico, nella vita e nell’anima dei protagonisti del gergo “aziendalese” (quella raffica di termini tipo brand, stakeholder, etc. così diffusi soprattutto nell’ambiente professionale milanese), unito in un mix dinamitardo ai neologismi derivanti dalla cultura pop: per fare solo un esempio – ma potrebbero essere decine – i protagonisti ad un certo punto si autodefiniscono “i bastianich del devasto”. Un lessico che qui non è più un vuoto birignao ma nemmeno un linguaggio esoterico-iniziatico: compie un salto evolutivo, diventa antropologico, epigenetico. Si fa carne. I quattro prosumer (producer+consumer) dell’apocalisse sono gli esponenti di una razza nuova emersa dal caos dell’individualismo postmoderno, pronti a mollare la zavorra della realtà forgiati dalle droghe e dall’estinzione dell’idea-lavoro. In attesa del regno che verrà, annunciato – ed è questa la vera annunciazione di LUI, non quella da fare alla escort fuggitiva – da un angelo riluttante: “dovete accettare di essere nulla, dovete riempirvi di quel nulla che è dio così che un giorno tornerete a essere senza legge, ma non senza di lui”. Amen?



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER