Romolo – Il primo re

772 avanti Cristo, Alba Longa. La giovane e bellissima sacerdotessa di Vesta chiamata Rea Silvia nasconde due segreti. Il primo è che non è affatto vergine come il suo ruolo esigerebbe perché suo zio Amulio, violento re della città laziale, ne ha fatto la sua amante sin da quando era bambina e la considera una sua proprietà. Il secondo è che è innamorata, ma non certo di Amulio: un giovane, possente schiavo guerriero la viene a trovare di nascosto sempre più spesso nel tempio – rischiando la vita, perché è chiaro che il re ormai sospetta qualcosa – e con lei rimane ore a fare l’amore e a sognare di fuggire lontano. Una notte che i due amanti sono stati ancora più imprudenti del solito e stanno per essere sorpresi da Amulio e dai sacerdoti, Rea Silvia tenta una carta disperata: ferisce la mano del compagno con un coltello e bagna uno straccio del suo sangue, poi lo fa fuggire. Quando Amulio e i sacerdoti fanno irruzione nella sua camera, la trovano nuda e con lo straccio insanguinato tra le gambe: la vestale piangendo afferma di essere stata violentata da Marte, che l’ha deflorata e probabilmente ingravidata. Amulio è pazzo di rabbia e gelosia perché sa che si tratta di una menzogna, ma naturalmente non può dirlo ai sacerdoti, che invece sono affascinati dalla storia e non escludono affatto che il dio Marte abbia effettivamente posseduto Rea Silvia. Il re comunque fa imprigionare la vestale in una cella fetida e angusta dove trascorre la sua intera gravidanza in condizioni atroci, finché non dà alla luce due gemelli, incredibilmente in buona salute. Un particolare che fa sospettare ai sacerdoti e alla levatrice di essere davvero davanti ai figli di Marte, destinati a qualche impresa sensazionale. Per evitare che il popolo di Alba Longa creda la stessa cosa, Amulio mostra alla folla che si è radunata per il parto il neonato morto di una contadina e incita la gente a linciare Rea Silvia. Intanto ha affidato al fido Terazio i due gemelli, con l’ordine di gettarli nel fiume. Il re però non conosce i segreti del cuore del suo schiavo guerriero…

Arrivato in libreria praticamente in contemporanea con l’uscita nelle sale cinematografiche del quasi omonimo film diretto da Matteo Rovere e interpretato da Alessandro Borghi e Alessio Lapice, Romolo – Il primo re non ne è affatto la novelization, ma un’operazione editoriale a sé stante. Franco Forte, veterano del romanzo storico e direttore editoriale delle collane da edicola Mondadori, e il quasi esordiente Guido Anselmi, proveniente dalla “scuderia” Delos Digital, hanno scritto un romanzo quadrato, robusto, che cerca di ricreare l’atmosfera arcaica e brutale degli anni che hanno preceduto la fondazione di Roma, ma senza gli sperimentalismi e le asprezze dell’opera di Rovere. L’impianto narrativo è classico e la spirale autodistruttiva nel rapporto tra Romolo e Remo, che è naturalmente al centro del plot anche se la storia copre anche vicende successive al fratricidio, corre su binari segnati sin dall’inizio, senza grossi scossoni. Nella visione di Forte e Anselmi Romolo è uno statista ante litteram, coraggioso, lungimirante e generoso, mentre Remo è impulsivo, dominato dalle passioni, un guerriero valoroso ma ottuso. Gli autori cercano di donare chiaroscuri a una contrapposizione che rischiava di diventare troppo bidimensionale raccontando la giovinezza dei due gemelli, il distacco da Faustolo e Acca Larentia, il loro addestramento a Gabi. Violenza e amore fanno la parte del leone – soprattutto il secondo: le sottotrame romantiche sono più d’una – in un romanzo di genere ben costruito, da leggere in poco tempo e senza troppa fatica.



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