Rosso

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Berlino. Thomas Linde ha cinquant’anni, suona il pianoforte in un gruppo jazz, stende recensioni musicali per piccoli canali radio, ma per mantenersi la sua attività principale è quella d’oratore funebre. Sì, “cari amici e parenti dell’estinto”, Thomas ha il compito di garantire una degna sepoltura a tutti coloro che hanno deciso di rinunciare al cerimoniale previsto dalla Chiesa, ma non per questo non hanno diritto a qualche animo gentile che spenda due parole sul loro cadavere prima che venga interrato. Il passato di Linde è segnato da un’ex moglie dal volto deturpato a causa dei lifting a buon mercato, ma ora una nuova donna, sposata e di vent’anni più giovane di lui, è piombata per caso nella sua vita: si tratta di Iris - artista concettuale che crea installazioni di luce per musei, hotel, ristoranti e case di privati molto facoltosi - conosciuta per caso proprio durante un commiato funebre. Se pensate che lo strano ruolo di amante cinquantenne, costretto a fare sesso accovacciato tra i recinti dello zoo di Berlino, di per sé non sia sufficiente a stravolgere le giornate del buon vecchio Thomas, aggiungeteci la morte prematura di un compagno dei movimenti sessantottini che lascerà in eredità al Nostro un chilo di esplosivo e il compito di stendere un memoriale per la sua scomparsa…
Insignito del Premio Napoli nel 2006, Rosso è la testimonianza esemplare delle qualità di scrittura che contraddistinguono e rendono unico Uwe Timm. Preponderanti, ancora una volta, sono i temi storici che riguardano il passato tedesco e che tornano a galla quasi per caso: è un riaffiorare di ricordi che - in seguito ad avvenimenti casuali che coinvolgono i personaggi principali - diviene egli stesso il protagonista della narrazione. Da evidenziare inoltre i collegamenti interni tra le opere di Timm: se ne La scoperta della currywurst ci imbattevamo quasi per caso in un esperto di patate che diventerà poi il personaggio centrale che muove La notte di San Giovanni, sarà poi in questa seconda opera che incontreremo un oratore funebre intento ad assaporare polpette imbevute di senape, guarda caso il protagonista di Rosso. E così mentre salutiamo questi pezzi unici di una narrativa intima, personale, speciale e non troppo conosciuta al vasto pubblico, viene da chiederci: a quando il prossimo capolavoro, Uwe?

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