Rosy & John

Rosy & John
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Una via piena di negozi nell’ XVIII arrondissement di Parigi alle 17 di un tiepido pomeriggio di maggio è scossa da un’esplosione. Una bomba che per puro caso e fortuna non provoca morti ma solo danni e feriti lievi. In attesa di capire il perché, in attesa di una rivendicazione, è fondamentale non lasciare che il panico attanagli la città. Camille Verhœven sta andando da Anne, l’unica donna che sia riuscita a resistergli vicina dopo la tragedia che gli ha portato via la moglie quando viene convocato: Jean Garnier, il ragazzo che si dichiara responsabile dell’attentato, vuole parlare espressamente con lui. Nessuna motivazione terroristica, l’uomo dice di averne piazzate altre sei di bombe, che scoppieranno a distanza di ventiquattro ore se non verrà liberata sua madre, Rosie Garnier, postina quarantatreenne arrestata per l’omicidio di Carol, una donna più vecchia di lei con cui il figlio aveva una relazione. Il tempo stringe, ma quando il piccolo comandante – è alto un metro e 45 - incontra la madre di Jean, i suoi pensieri si complicano ulteriormente. Poco intelligente, per niente ambiziosa e priva di qualità, la donna non è comunque la sempliciotta che appare, qualcosa gli fa intuire che c’è molto altro e fino a quando non sarà chiaro cosa, quelle bombe non saranno disinnescate. Seguendo le intuizioni che ne fanno uno dei poliziotti più apprezzati di Parigi, cerca di capire come farsi dire dove Jean ha piazzato le granate mentre l’orologio gira inesorabilmente...

Lo stile è quello inconfondibile di Pierre Lemaitre, azioni scandite dallo scorrere del tempo anziché dai capitoli, i pensieri di Verhœven schizzano come la luce di un puntatore laser, inseguono qualcosa di indefinito che lui sa essere fondamentale. L’azione si sposta continuamente dagli uffici e le sale interrogatori del commissariato ai luoghi dove qualcosa è accaduto o accadrà in un continuum senza tregua. Più che un romanzo è un racconto lungo, che si legge come si suol dire in un amen e lascia soddisfatto anche il lettore più esigente. Noir, come nello stile che abbiamo imparato a conoscere nella precedente trilogia, ma anche giallo psicologico, che indaga sia nella mente del “criminale” che in quella del commissario, figura che incute – lo so, è difficile da credere che un uomo alto come un bambino possa incutere qualsiasi cosa – una sorta di rispetto reverenziale per la sua genialità. Niente di eclatante ma un lavorio mentale che non si ferma mai, né mentre disegna né mentre interroga il sospetto e tantomeno quando si occupa di Doudouche, la sua gattina. Un uomo che è un concentrato di rabbia inesplosa, peraltro assolutamente comprensibile viste le sue vicende personali. Una rabbia servita ad incanalare un talento naturale, ne ha acuito la tenacia e ne ha fatto un poliziotto praticamente infallibile.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER