S'è fatta ora

S'è fatta ora
“Negli anni ottanta ci credevamo tutti molto furbi, e invece eravamo vittime di un calo dell'immaginazione.” Chissà se il piccolo Vincenzo se ne rendeva conto, riparato dalla pioggia sotto un'altalena a sbirciare la libertà dei bulli del quartiere, imbacuccato più dalla preoccupazione della madre che da quel ridicolo cappello coi paraorecchie. “S'è fatta ora”, ci mancava solo il monito del padre, anche lui figlio del suo tempo, quando ancora la schedina del totocalcio aveva un senso e quando le voci di Ameri, Ciotti e Luzzi risuonavano dalle radioline portatili. “S'è fatta ora” si sente dire Vincenzo, e quella frase l'accompagnerà per tutta la vita, nelle prime esperienze di lavoro, nell'amore, nel sesso, nella malattia, nell'impegno civile, nella miglioria della morte...
Ci sono autori impregnati di introspezione. Antonio Pascale è uno di questi. E non già perché in S'è fatta ora sembri far vibrare corde intimamente autobiografiche, ma perché anche da piccoli equivoci senza importanza – per dirla alla Tabucchi –  ne nasce sempre un ripiegamento interiore originale ma, in fondo, vero. “Una boccata d'aria nuova nella narrativa italiana contemporanea” recita un condivisibile strillo sulla quarta di copertina. Già, perché sono pochi gli autori italiani che riescono ad essere intimi senza disturbare, profondi ma anche concreti. Forse non raggiungerà la perfezione stilistica di un Gilberto Severini o la concretezza asciutta di un Carlo Lucarelli, ma tra sfumature da romanzo di formazione e fotografie sfocate di un'Italia recente – che ricordano molto quelle di Marco Lodoli –, nulla sembra essere lasciato al caso ed è quasi impossibile non immedesimarsi in Vincenzo Postiglione – l'alter ego dell'autore e il protagonista di questo romanzo a episodi. L'ingenua maturità del bambino, la costante ricerca della seduzione, il sesso improvviso, rapido e indolore, “la miglioria della morte” sono solo alcuni dei temi che ci accompagnano nella lettura. L'unico effetto collaterale potrebbe essere qualche impercettibile e irritante sfumatura radical chic: talvolta il protagonista sembra assumere il ruolo di intellettuale fascinoso e cinico, del tipo “io sò io e voi...”. Ma non saranno di certo questi pretestuosi fastidi a cancellare ciò che il romanzo ci lascia. Se non sappiamo né il giorno, né l'ora, c'è poco da vegliare: tanto vale vivere. 

 

 

 
 
 
 
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