Sabbie mobili

Sabbie mobili
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Il 16 dicembre 2013 Henning Mankell è pronto per guidare verso Vallåkra, dove l’attende il direttore del suo teatro di Mapunto, Manuela Soeiro, con cui deve impostare il lavoro di una produzione prevista per l’autunno seguente. Il viaggio di andata dovrebbe durare circa tre ore e poi Henning prevede di tornare subito a Göteborg per proseguire la promozione del suo libro appena pubblicato. La strada è asciutta, guidare un piacere e un momento benedetto per restare solo con i propri pensieri. Ad un certo punto Henning si rende conto di aver completamente perso il controllo dell’auto e si schianta contro il guardrail. Pensa che ci sia stata per strada qualche chiazza d’olio che non ha visto. Per fortuna, a parte i danni all’auto, lui è incolume. Decide però di prendersi un po’ di tempo per riposare e si prepara alle vacanze di Natale partendo per Antibes, dove ha una casa. La mattina della Vigilia il risveglio non è piacevole: collo rigido e dolorante. Sarà solo un fastidioso torcicollo, pensa Henning. Ma la situazione comincia a peggiorare molto rapidamente: dolori al braccio destro, perdita della sensibilità fino al pollice. Il ritorno in Svezia diviene obbligatorio. L’8 gennaio 2014 gli viene diagnosticato un cancro a livello avanzato localizzato sia nel polmone sinistro che nel collo...

Sabbie mobili è l’ultimo libro di Henning Mankell, celebre scrittore svedese, scomparso nell’ottobre del 2015. Non si tratta di uno dei suoi noir, che hanno appassionato mezzo mondo. È la sua storia personale: una raccolta di articoli che il romanziere ha pubblicato sul “Gøteborgs Post”, una sorta di diario della sua malattia. Mankell ci racconta come vive la sua esperienza di ammalato in fase terminale, come alla diagnosi immediatamente cambia la sua prospettiva sul mondo. Volge lo sguardo al suo passato. Agli anni passati in Africa, al suo teatro di Mapunto, alla battaglie politiche e culturali che da sempre ha combattuto. Passato e presente convivono quietamente. Lo scrittore svedese non ha rimpianti, non ha rimorsi, consapevolmente sa di aver vissuto la vita che ha sempre desiderato vivere. Ha accanto a sé la donna che ama, ha una famiglia allargata di amici e colleghi che risiedono ovunque nel mondo e che lo stimano incondizionatamente. Il suo personaggio più celebre, il commissario Wallander, è famoso ovunque. Sabbie mobili non è una riflessione sulla morte. È un’ode alla vita, all’impegno sociale e politico, alla ricerca della bellezza, alla meraviglia di stupirsi viaggiando. La vita è una “faccenda seria” scrive Mankell, non ne va sprecato neppure un attimo, ne vanno colte tutte le sfumature, si debbono amare tutte le creature viventi. Henning Mankell ci lascia il suo testamento spirituale: vivere, sempre e comunque, nei giorni di sole e in quelli di pioggia.



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