Saddam city

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Siamo a Bassora, negli anni del regime di Saddam Hussein. Mustafa Ali Noman è un professore di scuola superiore: la sua vita difficile ma dignitosa si trasforma in un incubo quando un giorno, senza alcun motivo apparente e alcun preavviso, viene prelevato da due agenti della Sicurezza irachena, che lo portano nel carcere della città. Lì lo sventurato viene sottoposto ad un violento interrogatorio nel quale lo si accusa di essere tale Mustafa Ali Othman e di aver compiuto viaggi sospetti nel nord dell’Iraq, in zone controllate dalla minoranza curda. A nulla serve negare, a nulla cercare di far ragionare i suoi aguzzini: Mustafa viene precipitato in un orrore insensato dal quale non sembra esserci via d’uscita. Ma improvviso arriva l’ordine di trasferire il prigioniero a Baghdad: un passo in più verso la liberazione o verso la morte?
Kafka, Solzhenitsyn, Levi: ecco i nomi che si affollano alla mente mentre esploriamo l'inferno delle carceri di Saddam Hussein, dove si abdica all'umanità e alla ragione e si vive (o muore) alla mercé di un potere tanto assoluto quanto incomprensibile. La testimonianza di Saeed è di prima mano, perché l'autore è stato imprigionato ben sei volte dal regime iracheno, la prima nel 1963, e oggi è rifugiato politico negli Usa. Una lunga convivenza con il terrore e la morte che l'autore comunica perfettamente in queste pagine, dense di orrore e disperazione. La disperazione che coglie tutti quando ci si trova di fronte ad una insensata, istituzionalizzata, feroce, burocraticizzata sete di sangue.

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