Saladino eroe dell’Islam

Saladino eroe dell’Islam
Il 20 settembre 1187 Saladino è con il suo esercito di fronte alle mura di Gerusalemme. Ha cinquant’anni e una fama di abile guerriero ed accorto politico. Ma sarà la conquista della Città Santa a trasformarlo in mito in Oriente come in Occidente. Eppure non in tutto il mondo arabo, dilaniato da forti divisioni, era apprezzato per quanto valeva. I principi turchi della dinastia zengida non gli perdonavano l’origine curda. Per molti era, alla stregua del padre Ayyub, un parvenu, altri dopo i successi ottenuti lo considerarono un usurpatore. Dietro a tutto questo vi erano indubbiamente le invidie per essere riuscito a comporre il tradizionale separatismo arabo, fatto di califfi ed emiri, a parole disposti ad ogni alleanza contro i cristiani, nei fatti gelosi difensori della propria autonomia. La carriera di Saladino inizia alle dipendenze di Norandino, signore di Aleppo e di Damasco. Sono gli anni in cui la dinastia siriana, di confessione sunnita, è in continua lotta con l’Egitto fatimide e sciita. Proprio la presa del Cairo per opera dello zio Shirkuh e l’improvvisa morte di questi gli apre le porte alla carica di visir del regno del Nilo e di comandante delle truppe siriane di stanza nel paese. Mostra subito grandi doti di condottiero e di amministratore. Se per le vittorie militari, che danno unità e lustro all’Egitto, è il “conquistatore”, per la protezione che accorda ai pellegrini diretti alla Mecca diventa il “Difensore della Fede”. A Norandino la crescente popolarità del suo cortigiano non piace per niente, pensa più volte di organizzare una campagna contro di lui per intimargli la sottomissione, ma Saladino gioca la partita diplomaticamente, evitando ogni possibile scontro. In realtà i pericoli peggiori li correrà dopo la caduta di Gerusalemme, con la terza crociata guidata dal re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone…
Saladino è stato uno dei personaggi più ammirati della storia sia dagli arabi sia dai cristiani. Dante lo rispetta al punto che nella Divina commedia non lo condanna alle pene eterne, ma lo relega nel limbo insieme ai saggi pagani. Geoffrey Hindley in questo classico saggio, uscito in prima edizione nel 1976, dà dell’eroe curdo un ritratto pubblico. L’attenzione è tutta centrata a raccontare l’ascesa di quest’uomo di umili origini, che con grande acume politico e coraggio riesce ad affrancarsi dalla potente dinastia zengida ed a costruire un immenso impero dal Cairo a Mossul, che per qualche anno significherà l’unità del mondo arabo. Un trionfo costruito sulle abilità militari: l’ardore in battaglia, la capacità carismatica di incitare i soldati al combattimento, il senso tattico, la cura maniacale ai minimi dettagli. Hindley racconta che durante la campagna per il possesso della città di Acri non mangiò per tre giorni, perché troppo concentrato a controllare tutta la preparazione dell’azione. Saladino è stato anche un uomo di profonda religiosità, fiero sostenitore del jihad, la capacità di restare fedeli all’Islam. I suoi detrattori, i discendenti siriani di Zengi e in parte i califfi di Baghdad, lo accusarono di utilizzare la “guerra santa” come arma per costruirsi un impero, ma le fonti mussulmane parlano di una fede autentica e sincera. Ad essa va associata l’umanità che lo distingueva in tempi in cui la crudeltà era la norma. Nei confronti dei prigionieri di guerra era spesso magnanimo, concedeva loro la libertà e risorse materiali per sopravvivere. Tutti gli hanno riconosciuto equità, cortesia, filantropismo. Attorno a questa affascinante figura Hindley ricostruisce la storia politica del medio oriente durante il XII secolo, fatta di divisioni, congiure, alleanze di convenienza anche con i nemici più acerrimi. Il punto di forza di Saladino eroe dell’Islam sta proprio nella descrizione di questa realpolitik, nella capacità di analizzare i sistemi e le ritualità del potere. Si sfatano così le immagini manichee che tanta storiografia ha prodotto, chiuse nella semplicistica antitesi  crociati-buoni/infedeli-cattivi, per dare vita all’ambiguità melmosa della politica e diplomazia medioevale. In tempi in cui si fatica a distinguere il vero Islam dalla sua versione integralista l’esempio umano e morale di Saladino dovrebbe farci riflettere.  

 

 

 

 
 
 
 
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