Saloon

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Lisa è una ragazza a metà. A metà tra due mondi. Nata e cresciuta in una villa affacciata sull'oceano sulla costa est dello Stato di New York in una ricca famiglia americana, si è trasferita a Parigi dopo la separazione dei suoi al seguito del padre, un giornalista francese con la passione per le macchine sportive e le puttane giovani con la faccia da bambine. Ha studiato da illustratrice, ma ora ha mollato matite e pennelli e fa la cameriera in un hotel di lusso del I Arrondissement. E' sposata con l'efebico e nevrotico Antoine, dirigente di una banca d'affari con la mania dell'omeopatia, ma il loro rapporto sta andando a rotoli, e già da un bel po'. Una sera, mentre serve ai tavoli del bar dell'hotel, Lisa rimane a bocca aperta: seduta accanto al 'nanerottolo polacco' Gabriel Televine, un riccastro eccentrico cliente fisso del bar, c'è sua madre Vera. Bellissima come sempre, occhiali neri da diva d'ordinanza e savoir faire assassino. Sua madre dai mille amanti (uno libanese padre del fratello di Lisa, Assan), sua madre che non ha mai disdegnato di farsi sbattere dal primo che capitava, sua madre che ha prima comprato un bel po' di macchine sportive a suo marito per poi rivenderle una ad una senza nemmeno chiedergli il permesso, sua madre che non può ascoltare “La Tosca” di Puccini senza piangere a dirotto, sua madre sempre in viaggio per il mondo, sua madre che non l'aveva riconosciuta e ora la tratta un po' freddamente. Lisa – sconvolta – decide di mollare Antoine e Parigi e prenota subito un volo per gli Usa. Giunta all'aeroporto di New York affitta una macchina e fa rotta verso Black Lion, verso l'antica villa al mare della famiglia materna, verso il passato. L'indomani sarà il compleanno di Vera, e Lisa vuole farle una sorpresa. E' la sera della rielezione di George W. Bush alla Casa Bianca, e mentre l'oceano ruggisce spazzato dal vento la famiglia MacAllan dovrà affrontare rancori e segreti...
In questo big chill in salsa intercontinentale che la giovane Aude Walker ha confezionato per il suo esordio – e che in Francia si è aggiudicato il Prix du Premier Roman di Doubs e il premio Laurier Verts della Forêt des Livres – non mancano certo i tratti autobiografici (la famiglia paterna dell'autrice somiglia molto ai McAllan, pare). Ma sin dalle prime pagine si ha la netta sensazione che il punto non sia questo, che il senso del romanzo sia altrove, che il nucleo bruciante di emozioni, la benzina del plot sia nascosta nella tensione tra i personaggi, nei rancori, nei 'non detto', nel deliberato ferirsi che sembra essere il passatempo preferito di Vera, Lisa, Assan, June, persino della vecchia paraplegica Trish. L'autrice mostra di aver metabolizzato la lezione dei grandi romanzieri americani, e spolvera sulla minestra una generosa porzione di pepe europeo - lo sguardo ironico, il disincanto, la critica estetica. Inesorabilmente si rimbalza continuamente dal sociale al personale e viceversa, sullo sfondo dello stridente contrasto tra Europa e Usa, tra maestosi paesaggi esteriori e desolati paesaggi interiori.

Leggi l'intervista a Aude Walker

 

 

 

 
 
 
 
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