Sangue caldo, nervi d’acciaio

Sangue caldo, nervi d’acciaio
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Finlandia, 1918. Nella vivace e intraprendente famiglia di Hanna e Tuomas Kokkoluoto arriva l’ultimo della nidiata: Antti sarà il suo nome, il più piccolo di sei figli.  1918, l’anno della nascita. Ma mesi e mesi prima, come ogni gloriosa, leggendaria storia che si rispetti, l’arrivo di un nuovo nato era stato presagito, durante una fortunosa tempesta per mare, da Linnea Lindeman (amica di famiglia): pescatrice infaticabile e cacciatrice di foche ma anche levatrice e divinatrice capace - a suo dire - di anticipare il futuro, Linnea  “aveva visto” per Antti un futuro fortunato. Antti sarebbe passato fra mille pericoli ma salvando sempre la vita, sino ad arrivare ad una felice vecchiaia. Destino o indole, Antti cresce intrepido; certo dando anche - carattere indomito pieno di idee e votato all’azione - del filo da torcere ai genitori. Del resto, è nella sua stessa famiglia, in particolare nel padre Tuomas, che Antti trova il suo riferimento e un modello di fiera intraprendenza. In anni  certo non facili per la Finlandia (resasi da poco indipendente dalla Russia zarista, poi attraversata dalla guerra civile fra progressisti socialdemocratici e fascisti conservatori, e scossa ora dalla crisi mondiale del ’29) Tuomas, piccolo commerciante dotato di notevole iniziativa, si dà un gran da fare non solo per sostentare la famiglia ma per ampliare l’attività e far fortuna. Portando il figlio con sé in un lungo viaggio d’affari lo educa al “mestiere della vita”, ancor prima che del commercio, e il ragazzo, col suo spiccato senso pratico, imparerà sin da piccolo cosa significhi sopravvivere e stare in piedi quando tutto sembra perduto. Ha inizio così uno spaccato di vita che copre oltre un cinquantennio: dalle prime fortunate esperienze commerciali di Antii,  al conflitto del ’39-‘40 con la Russia  - volta a riappropriarsi del suo antico “possedimento finlandese” - in cui egli, come tanti altri connazionali, saprà opporre resistenza con fiero coraggio, pur conoscendo poi l’esperienza stessa della prigionia. E poi, la candidatura di Antti Kokkoluoto alle Olimpiadi per il tiro a bersaglio, l’ascesa imprenditoriale, la guida nazionale dei socialdemocratici... Un appassionante spaccato di storia che toccherà le vicende personali della famiglia Kokkoluoto e rievocherà, attraverso di esse, la storia della stessa Finlandia facendone emergere lo spirito…

Sangue caldo, nervi d’acciaio: carattere passionale e intrepido. Questa la “formula” che racchiude non solo nel titolo ma nella sostanza stessa le pagine di questo romanzo dal ritmo sempre incalzante. Romanzo storico, potremmo dire, cioè di uomini che hanno fatto la Storia. Ma quel che colpisce sin dalle prime pagine è la capacità di Paasilinna di trasformare i personaggi in uomini comuni, “poco più veri del vero”, e dunque vicini al lettore. Il sorriso bonario con cui egli sa annullare ogni picco retorico facendo emergere il lato umano dei protagonisti, di là di ogni astratta idealizzazione, rende il racconto una sorta di appassionante testimonianza su anni e vicende apparentemente lontani  che il lettore si ritrova ad ascoltare (più che a leggere) quasi dalla bocca dei protagonisti stessi. Attraverso la scrittura di un gran affabulatore qual è Paasilinna,, scorrono, fra le righe, i ricordi della fine del regime russo, la guerra civile fra conservatori e socialdemocratici, la guerra di Russia,  l’ascesa dei socialdemocratici ma anche la instancabile vita di Anti Kokkouluoto e della sua famiglia., uomini e donne che, come ben esprime Goffredo Fofi nella postfazione, hanno saputo “adattarsi ai casi della vita senza perderne il gusto”, intrepidi e dotati di una non indifferente resistenza alle prove, capaci di  adattarsi alle circostanze della vita senza rimanerne imprigionati ma agendo, sempre. Certo, non senza cedere a qualche compromesso, pur cercando di rimanere onesti. Prende forma un quadro corale, delineato con ritmo vivace ma anche stile lieve e mai retoricamente celebrativo. Un incontro davvero appassionante per il lettore con un popolo e una tradizione, come quelli finlandesi, forse in genere poco conosciuti. E un piacevolissimo racconto  che, senza mai rinunciare al ritmo dell’azione e del divenire (e ci proietta, in questo, al futuro, al senso del resistere e del costruire), mantiene il senso prezioso della memoria e di antichi legami familiari e nazionali.



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