Sangue del suo sangue

Sangue del suo sangue
Margherita è una giovane donna silenziosa, corrosa dall'impressione d'essere rimasta “fuori”. Fuori da cosa, da dove? Fuori da un “dentro” concepito come esistenza ordinaria, giorni e lune, doveri e piaceri: la sua vita è una piccola barca alla deriva, che non riesce ad approdare al porto franco della normalità. Una barca che ha perso la bussola molto tempo addietro: a Torino, nell'inverno del 1986, quando il generale Scarabosio, suo padre, venne ucciso da un commando delle Br assieme al carabiniere Gaspare Assumma. Da allora Margherita ha calpestato gli anni senza accorgersene, crescendo senza diventare grande: chiusa in casa, tenuta sotto scacco da una madre impermeabile all'amore e da un fratello, Massilmiliano, infettato dalla pazzia. Il riscatto, la possibilità di liberarsi dalle acque putride della paura, viene del passato nella persona di Pierfrancesco: amore mai corrisposto dell'adolescenza, ora uomo disinibito (almeno a parole) ed affamato di potere, assunto alla Inter Pares alle dipendenze di Bruno Chialastri, imprenditore senza scrupoli affascinato dalla politica. Margherita, infatti, solitaria e spaesata ovunque, con la sua storia tragica rappresenta appieno lo stereotipo “vittima del terrorismo rosso”: su cui ancora, anno domini 2006, si spera di imbastire una solida ed ipocrita campagna elettorale. Ma se gli uomini muoiono, le loro idee sopravvivono, quasi sempre: anche quelle delle BR che Chialastri, senza saperlo, tiene vicino a sé, nascoste nel corpo prorompente e nei riccioli rossi della sua segretaria personale, Milla. Proprio quelle stesse idee che, il giorno delle elezioni, si presenteranno per chiedere il conto a Chialastri e alla sua cricca di arraffoni...
“È bello capire, sapere, entrare nella vita con tutti  e due i piedi e non solo con la punta di un dito”. Sono queste, probabilmente, le parole che meglio racchiudono il senso di Sangue del suo sangue, ultimo romanzo di Gaja Cenciarelli (traduttrice e caporedattrice di Vibrisselibri). Perché c'è molto, in questo libro, di cui si vorrebbe dar conto: primo, in ordine di urgenza, dello sbriciolarsi di ogni autentica relazione umana, come pagine vecchie ad un fatale tocco di vento. Che si tratti d'amore o d'amicizia, nulla rimane di genuino nello scambio quotidiano tra i personaggi: Milla, Bruno, Pierfrancesco, Loredana, le loro azioni sono ponti per arrivare a qualcos'altro, per ottenere lo scopo ultimo che, spesso, ha a che fare con la sopraffazione dei desideri, dei diritti altrui. Si può dire di come Sangue del suo sangue narri della macerazione della famiglia: di un nucleo mai stato protettivo e sempre, invece, gabbia di umiliazioni, fucina di conflitti e violenza. Di come questa storia anneghi nel pozzo scuro della Storia, quella più ostentata e allo stesso tempo segreta, del nostro Paese: perché da certi fantasmi non ci si libera chiudendoli nell'armadio, e le BR, seppure archiviate, continuano a vivere nei folli ideali e nella perversa fascinazione ancora esercitata. In questo romanzo fatto di tante voci, affollato di pensieri ed equilibrismi, Gaja Cenciarelli capovolge senza averne avuto alcuna premeditazione il tema del terrorismo, mettendo tutti a testa in giù: mostrandoci vittime e carnefici nella loro vera essenza, vaga ed inconsistente, non più ingessati nel doppio petto del politically correct. Ci riesce strofinando via la patina di santità che sempre circonda chi è stato ferito, e spolverando l'ammaccata corazza di eroe negativo di chi immola la vita (altrui) per una causa. Lo fa proseguendo a passo spedito con uno stile che spiazza per nitidezza e precisione: tanto più chiaro e senz'asperità quanto più la storia si macchia di falsità e colpe. Ma né Dio, né patria, né famiglia sono i veri protagonisti di una storia tanto sfacciatamente italiana, dove si intriga e si mette da parte, senza ragionare: è lei, Margherita, la donna che non è diventata, il fulcro di un romanzo crudo e niente affatto indulgente. La donna che ha vissuto senza viversi, la ragazza persa in un mare di ipocrisia, che come compagna fedele ha avuto la solitudine e di “sangue del suo sangue” ne ha visto anche troppo per poter più credere a qualcosa, qualcuno. Con questo lavoro la Cenciarelli ha scavato nella psicologia collettiva di un popolo, così come in quella personale dei suoi personaggi, volenti o nolenti alle prese con fatti, conseguenze, motivazioni: mostrando come, spostando anche di poco la prospettiva d'osservazione, passando dalla certezza al dubbio, arrendendosi alla propria fallibilità, la realtà mostri cromatismi morali ed emotivi inaspettati, irriverenti.  

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