Sangue misto

Sangue misto
Città del Capo, meta di turisti e di fuggiaschi. Uno di questi è Jack Burn, giunto nella città sudafricana dopo una rapina finita con un poliziotto ucciso a Milwaukee. Jack, un ex-marine, una sera è a cena con la moglie incinta Susan e il suo figlioletto di quattro anni, Matt, quando due delinquenti strafatti entrano in casa armi in pugno. Burn vive in un quartiere ricco e i due vengono dai Cape Flats, il ghetto nel quale era stata segregata la popolazione nera durante il periodo dell’apartheid. Jack ha poco tempo per decidere il da farsi e quando si muove i due sono già cadaveri. L’americano riesce a nascondere i corpi ma, sfortunatamente, i due tossici erano in affari con Rudi “Gatsby” Barnard, ispettore corrotto della polizia, un bianco che fa schifo sia dal punto di vista fisico che morale. Le indagini violente e omicide di Barnard portano verso Burn, il cui unico scopo è salvare la sua famiglia e fuggire verso il prossimo rifugio sicuro. Ad aiutarlo c’è Benny Mezzosangue, un ex-galeotto dal volto sfigurato che sta cercando di mettere la sua vita sui binari giusti lavorando come guardia giurata. La sua unica compagna di vita è una cagnolina di nome Bessie. Quando Barnard pesta ai piedi a Benny, compie l’errore più grande della sua vita, perché, si sa, quando ti prende di mira “Benny Mezzosangue dice buonanotte”…
Violentissimo. Il romanzo d’esordio del sudafricano Roger Smith - di cui Samuel L. Jackson ha subito acquistato i diritti cinematografici - si riassume in un aggettivo. La violenza che si dipana nelle pagine di Sangue misto cancella i confini tra bene e male, tra vittima e carnefice in un paese - unico nel continente africano - in cui fino a pochi anni fa (e tutto sommato anche oggi) essere nero voleva dire essere confinato in un ghetto come i Cape Flats, su cui torreggia la figura di Rudi Barnard, soprannominato “Gatsby” per via del panino dalle dimensioni di un pallone da rugby che mangia ogni giorno. Barnard è il prototipo di poliziotto che generalmente s’incontra in un romanzo noir, corrotto, al di sopra – o meglio, al di fuori della legge – invischiato nel traffico di droga. Ma ciò che colpisce è la cattiveria che connota questo personaggio, che non si fa scrupoli nello sparare in faccia ad un ragazzino di dieci anni per poi dargli fuoco. Attraverso le storie dei tre protagonisti, Gatsby, Jack Burn e Benny Mezzosangue – le cui storie sono destinate ad incrociarsi – Roger Smith ci immerge nei sobborghi di Città del Capo, una metropoli dal duplice volto, in cui i quartieri ricchi dei bianchi fanno da contraltare agli slum in cui si dorme in catapecchie e gli unici affari possibili sono la droga e la prostituzione, mentre i sentimenti della gente vengono cavalcati dalla paura e dalla consapevolezza di un futuro nero come la propria pelle. Quei sentimenti e quella condizione che Nelson Mandela ha combattuto strenuamente pagando il prezzo di ventisette anni di carcere. Sangue misto è un noir, ma anche un libro di denuncia sociale, che ci racconta una realtà nella quale non esiste l’infanzia, un quadro che non troviamo solo a Città del Capo ma che prende il nome di “quotidianità” da Rio de Janeiro a Calcutta, da Bogotà a Buenos Aires passando per Città del Messico.

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