Sangue nero

Sangue nero

Il primo passo è superare il tabù. Per vent’anni era stato questo. Una tentazione, un desiderio represso, una lotta persa in partenza. Ma in fondo, farsi un tatuaggio non è forse qualcosa di così importante come qualunque altro rito di passaggio? Crescere, cambiare, diventare uomini! Bisogna, però, decidere bene “cosa” tatuarsi, nulla di ridicolo, nulla di approssimativo. È in quel di Genova, durante le vacanza pasquali, che il protagonista, così combattuto se tatuarsi o meno, trova una iscrizione su un’antica meridiana in un museo: Vulnerant omnes, ultima necat, cioè “Tutte feriscono, l’ultima uccide”. Tornato a Parigi, incontra Dimitri, un carismatico tatuatore col quale stringe in breve amicizia. Tatuarsi quel solenne memento latino sul plesso solare sarà l’inizio del suo viaggio e Dimitri sarà il suo traghettatore! D’ora in poi le donne rimarranno stregate da quella scritta, l’amore sarà qualcosa di diverso e quelle parole daranno un senso nuovo alla sua vita. Almeno fino a quando la prima metà del tatuaggio non inizia improvvisamente a scomparire…

Un libro brevissimo, scritto come un monologo del protagonista, ossessionato dai tatuaggi e dal voler dare al proprio io una determinante, una ragion d’essere Il protagonista senza nome vede nel tatuaggio, o meglio, nel tatuarsi un stigmatizzazione del corpo ed al contempo una affermazione dell’uomo sul destino, sulla propria esistenza. Posta questa ricerca come premessa iniziale, il libro prende una piega non direi surreale ma simbolica; la scomparsa parziale del tatuaggio, la presenza di Dimitri come figura guida all’inizio e sempre più ambigua vero la fine, il disincanto portano la storia verso un ribaltamento. Vulnerant omnes, ultima necat richiama chiaramente lo scorrere del tempo, l’appuntamento con il fato, fino all’ultima ora, una visione della vita tutt’altro che libera, ma predestinata, segnata dallo scoccare di quelle ore di cui il protagonista non è, in realtà, assolutamente padrone! Probabilmente questo è un racconto che avrebbe dovuto godere di qualche pagina in più: la scelta monologale, psicologica e riflessiva, la rapidità dei fatti ed il plot suggestivo confliggono nel risultato finale, salvo voler dare, appunto, a tutto il testo un valore più metaforico ed accettare che il significato della storia prevalga sulla storia stessa.



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