Sangue sul Tevere

Sangue sul Tevere

Roma, febbraio 1988, quartiere della Magliana. Giancarlo Ricci è scomparso. Tutti lo conoscono come “er puggile”, non perché si diletta con la nobile arte della boxe ma per la sua propensione alle risse. I genitori sono disperati e, anche quando sotto casa, in via Vaiano, compare la sua auto, un’Alfetta bianca, di Giancarlo non si riesce a trovare. La mattina del 19 febbraio viene trovato un cadavere nella discarica di via Belluzzo. È ridotto malissimo ed è carbonizzato. È il cadavere di Ricci. Due giorni dopo viene arrestato il colpevole: si tratta di Pietro De Negri. Nasce il caso del “Canaro della Magliana”… 16 novembre 1932. Alla stazione di Napoli Centrale vengono trovate due valigie abbandonate nel treno che proviene da Torino. Contengono parte del corpo di una donna. Il giorno dopo, alla stazione Termini di Roma, viene trovato il resto del carattere. La vittima è Paolina Gorietti; il carnefice Cesare Serviatti, serial killer che adesca le sue vittime con un annuncio sul giornale in cui scrive di essere un pensionato che cerca compagnia. Tre le vittime accertate: Paolina Gorietti, Pasqua Bartolini Tiraboschi e Bice Margarucci… Roma. Luglio 1969. Due bambini stanno giocando sulle rive del Tevere, quando s’imbattono in una testa mozzata. Tempo dopo, vengono trovati altri resti umani in due sacchi di juta. Le indagini portano a scoprire le identità di quei corpi “depezzati”: si tratta della prostituta Teresa Poidomani e di suo marito Graziano Lovaglio. Vincenzo Teti, il protettore di lei, ha ucciso prima Graziano con un’accetta, poi ha strangolato lei, testimone scomoda del delitto; ha poi finito l’opera sezionando i cadaveri per poi gettarli nei pressi del Tevere…

Storie folli, cruente, deviate. Storie di violenza, di cadaveri bruciati e depezzati: è il mosaico malato delineato in Sangue sul Tevere, un saggio che ricostruisce meticolosamente e con documenti di prima mano tre vicende che hanno macchiato di sangue la Capitale. Scritto dal giornalista Fabio Sanvitale e l’esperto di scena del crimine Armando Palmegiani, con il contributo dello psichiatra e criminologo Vincenzo Mastronari, Sangue sul Tevere apre una finestra sulla vicenda, ormai inflazionata, del “Canaro della Magliana”, un caso che infiammò le cronache negli anni Ottanta; si passa poi al serial killer Cesarino Serviatti e ai suoi omicidi perpetrati verso in piena epoca fascista; infine, la triste storia dei coniugi Lovaglio, fatti a pezzi da Vincenzo Teti verso la fine degli anni Sessanta. Sangue sul Tevere è un libro costruito su più livelli: c’è l’inchiesta giornalistica, lo sguardo giudiziario, l’approfondimento psicologico e criminologico, l’approfondimento sociologico. Un libro che declina il male a livello diacronico, un dialogo a più voci che ci restituiscono un Roma diversa, oscura e violenta, descritta, come ci segnala l’emblematico sottotitolo attraverso “storie di serial killer, valigie (il refuso in copertina ‘valige’ è sinceramente inaccettabile) e canari”.



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