Sanguisughe

Sanguisughe
“Adesso, a distanza di sei anni, so che le cose sarebbero potute andare diversamente, ma allora, quella domenica 8 marzo 1998, quando ebbe inizio la serie di eventi che mi appresto a raccontare, era praticamente impossibile immaginare una qualsiasi altra direzione, rispetto a quella che stavano prendendo”. Un giornalista di Belgrado si trova improvvisamente a dover investigare su un caso insolito e fuori dalla sua portata. In una comunissima giornata di marzo assiste a una lite tra una giovane coppia: poi il ragazzo schiaffeggia quella che sembra essere la sua compagna. I due infine sembrano scomparire nel nulla. Ad infittire il mistero la presenza, nello stesso luogo, di un misterioso uomo vestito di nero e di uno strano segno esoterico, elementi che destano la curiosità del giornalista spingendolo a cercare delle risposte. Così parte un'indagine in solitaria che diventerà strada facendo sempre più minacciosa, portando il protagonista a doversi “scontrare” con un gruppo di cabalisti, ad incontrare un'altra figura femminile che sembra celare parecchi misteri, e infine un “manoscritto” di misticismo ebraico che ha il potere di cambiare il suo contenuto ogni volta che viene aperto e “sfogliato”. Il giornalista si trova costretto ad attraversare una pericolosa rete di simboli cabalistici, apparizioni sovrannaturali, esperimenti metafisici, fino a diventare vittima della violenza che nasce dall'antisemitismo e dallo sciovinismo artefici dello scossone che l'intera società serba della fine degli anni novanta ha subito…
Un giallo è sempre difficile da recensire o raccontare perché si rischia, anche a non volerlo, di svelare fatti e particolari che possono rovinarne la lettura. Nel caso di Sanguisughe il lettore appassionato non solo potrà entrare in una trama intricata e densa di azione ma avrà anche il piacere di leggere un libro molto profondo che usa la trama del thriller come espediente per raccontare il disagio di un paese e i fantasmi che ha lasciato nella maggior parte della popolazione che lo abita. David Albahari, canadese di adozione, è uno degli autori serbi più apprezzati e tradotti nel mondo. Con Sanguisughe conferma un'abilità nel raccontare e trattare storie che non possono lasciare indifferenti. In questo nuovo romanzo Albahari è riuscito magistralmente a ricostruire la voce interiore di un personaggio, un monologo nato dalla paura e dal disagio di chi è costretto ad affrontare situazione più grandi di lui, con influenze che arrivano dal cinema di Alfred Hitchcock e dalla letteratura di Franz Kafka. L'intrigo della storia si alterna tra realtà e finzione, seguendo un percorso profondo senza rinunciare a quel tocco di ironia che fa di un libro qualcosa di unico.

 

 

 

 
 
 
 
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