Santa Barbara dei Fulmini

Santa Barbara dei Fulmini
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Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento l’affascinante e contradditoria città di Bahia ‒ oltre a essere divisa da lotte politiche e sociali interne ‒ sembra strizzare l’occhio a modernità e culture lontane dalle sue origini e dai suoi antichi culti. E così quando Don Massimiliano von Gruden, direttore del Museo di Arte Sacra della città, decide di organizzare una mostra e una conferenza su Santa Barbara, venerata dai brasiliani cattolici come la santa che stringe tra le mani un fascio di fulmini e dalla santeria indios e africana come la dea Yansã, succede qualcosa che ha del miracoloso e dell’incredibile e che getta nel panico più assoluto le autorità di Bahia, la polizia locale, il direttore del museo e la maggior parte dei fedeli che attendevano con trepidazione l’arrivo dell’immagine della santa nella città di Bahia. La scultura, infatti, partita dalla cattedrale di Santo Amaro nella regione del Reconcavo sul “Viajante sem Porto”, una delle imbarcazioni più famose di Bahia, governata da Mastro Manuel e sua moglie Maria Clara e scortata da padre Abelardo Galvão ‒ giovane sacerdote che per le sue lotte sociale è inviso da tempo dai potenti fazendeiros ‒ una volta attraccata al porto di arrivo scompare nel nulla e di essa non resta la minima traccia. Don Massimiliano è disperato e allerta immediatamente le autorità competenti che nella loro indagine coinvolgono praticamente l’intera città, gettando sospetti un po’ ovunque e puntando il dito proprio sul giovane prete che aveva accompagnato nel viaggio Santa Barbara e che dovrà difendersi da più di una accusa ignorando, in realtà, del tutto cosa possa essere capitato alla statua della santa. Chi ha fatto sparire Santa Barbara e perché? E dove può nascondersi una scultura così famosa e ricercata, ormai, da ogni abitante di Bahia?

In Santa Barbara dei Fulmini Jorge Amado confeziona un romanzo nel romanzo che fin dalle prime pagine sottolinea il grande talento dello scrittore brasiliano e insieme il suo desiderio di denuncia di una società che sembra avere smarrito i propri antichi valori per rincorrere un progressismo alieno e inappropriato all’anima stessa del Brasile e soprattutto alla città di Bahia. Una città, da sempre, amalgama e fusione di culture e civiltà differenti, di idiomi e lingua ufficiale sapientemente dosati, di religioni monoteiste e animismo antico quanto la notte dei tempi. Bahia sta cambiando ma in peggio e urge una “scossa” coscienziale che riporti potenti e meno potenti, ricchi e poverissimi a ricordare l’anima antica e identificativa della città. Che è poi l’humus reale su cui è stato fondato il moderno Brasile. Santa Barbara, allora, in questo vero capolavoro di Amado, si materializza in sembianze umane per cercare di mettere a posto quanto sembra essere stato dimenticato per strada nel corso del tempo e per ammonire e punire i colpevoli e proteggere e aiutare chi subisce i soprusi. Ritorna, così, il realismo magico sudamericano e ancora una volta incanta e seduce in un romanzo in cui dalle descrizioni dei luoghi a quelle dei personaggi, dal linguaggio ai dialoghi, Amado si impone al lettore con bravura ma insieme con gradevolezza, trasportandolo come sempre nei colori e nei profumi della sua straordinaria terra e regalandogli personaggi già noti e incontrati in altri suoi famosissimi lavori. Un altro colpo di genio autoriale che gli serve sì alla narrazione in sé ma anche a non far mai spezzare quel filo diretto che da sempre ha con i suoi lettori. Magia, spiritualità, amore e passione, ma anche leggerezza e ironia in un romanzo senza tempo, una vera perla della letteratura mondiale.



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