Sara al tramonto

Sara al tramonto

C’è una strana signora su una panchina, è diversa dagli altri anziani che aspettano il passare del tempo. Se qualcuno si prendesse la briga di guardarla, vedrebbe una signora del tutto anonima, piccola, con i capelli grigi, abiti comodi leggermente dimessi. Si accorgerebbe però ‒ chi la osservasse ‒, che non sta guardando nel vuoto ma sta osservando due donne qualche panchina più in la. Quello che non potrebbe notare però è che Sara sta in realtà “ascoltando” quello che le due si dicono. Non che le interessi, deve solo far passare il tempo e senza alcun interesse sta facendo quello che ha fatto per tutta una vita. Ha un talento, Sara: è in grado di “leggere” le persone, non solo le labbra, ma il complesso. I movimenti della bocca, insieme alla postura, a certi gesti inconsapevoli, allo sguardo, cose che a tutti – a meno che non siano plateali – sfuggono o non dicono niente, per lei sono chiari come le lettere dell’alfabeto. Ha imparato negli anni a sviluppare questa capacità innata ed è diventata un elemento indispensabile per il reparto di polizia al quale appartiene, anzi apparteneva, perché Sara è in pensione e su quella panchina sta aspettando una giovane donna. La ragazza arriva, è giovane, ha lineamenti regolari, i capelli raccolti in una coda di cavallo e un enorme pancione. Non ci sono saluti, Viola si limita a sedersi all’altra estremità della panchina e a cominciare una conversazione che sembra superficiale e generica. L’arrivo di un sms è il pretesto per lasciarsi, sapendo che si incontreranno ancora e ancora. Sara deve vedersi con una sua ex collega, un incontro che la porrà nella condizione di dover prendere decisioni vitali…

Un nuovo cambio di rotta, una storia tutta nuova che si apre a mille possibilità. Dopo l’ormai celeberrimo commissario Ricciardi (le cui vicissitudini volgono verso il termine, mancano infatti solo due romanzi alla fine del ciclo), dopo averci regalato I Bastardi di Pizzofalcone – è in lavorazione la seconda serie televisiva - e averci fatto conoscere la deliziosa Gelsomina Settembre, Maurizio de Giovanni ci presenta un nuovo personaggio di notevole potenza. Una donna che ha fatto un lavoro pesantissimo a livello psicologico, che ha visto le peggiori nefandezze che l’animo umano può partorire e ha fatto quello che difficilmente si perdona a una madre. Potente, ho scritto: perché chi può diventare invisibile ha una marcia in più rispetto agli altri e Sara ha imparato a nascondersi ad apparire quello che non è. Quello che potrà fare, de Giovanni ce lo lascia immaginare, quale strada seguirà Sara quando si troverà davanti ai bivi che la ripresa del “lavoro”, sia pure in forma anonima e non ufficiale, non è affatto scontato. Un cambio di linguaggio, di ritmi, di tempi e soprattutto un elemento nuovo nella vastissima produzione dell’autore. Anche la città, normalmente protagonista quanto le persone, in questo romanzo è un quieto sfondo, seppure inconfondibile. L’ennesima dimostrazione che un cavallo di razza, un campione, può correre in qualsiasi gara vincendo senza sforzo apparente.



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