Sardegna come un’infanzia

Sardegna come un’infanzia

Al cospetto di uno scenario ambientale che sembra essere stato creato apposta per stimolare il suo demone dell’avventura, l’autore ritrova lo spirito di certi momenti della sua infanzia. Non appena gli occhi scorgono la presenza degli eucalipti, la mente ritorna alla campagna dove fu bambino e infonde in lui il desiderio di tornare a correre liberamente. Sull’altipiano della Gallura l’olfatto coglie l’odore del sole, come “fuoco puro e privo di ogni acredine di combustibile”, l’umore secco dei graniti rocciosi, il sapore aspro della brughiera con l’intensità di chi è capace di percepire “la bontà dell’esistenza nel gusto dell’ora che passa e delle cose che si hanno intorno, pur senza muoversi”. La capacità di leggere e repertare con accuratezza la morfologia del territorio ci consentono di seguire il suo sguardo che si sofferma sull’ontano, sull’ulivo, sui sugheri “dal fogliame canuto e arruffato, che hanno tronchi che sanguinano” ora che la corteccia è stata sbalzata via. Di accompagnarlo nella solitudine in cui ogni rupe, ogni albero, ogni viandante appare rinchiuso e avvertire in lui la stessa gioia che provava da fanciullo, mentre leggeva seduto su di una collina un libro di avventure cannibalesche nella quiete pomeridiana dell’estate…

Sardegna come un’infanzia, diario intensamente lirico di un viaggio compiuto nel settembre del 1932, rivela quanto Elio Vittorini non sia stato scrittore da fermarsi estasiato dinanzi a un riuscito capitolo di prosa d’arte. La necessità di far migrare sulla pagina l’atmosfera quasi surreale che emana il paesaggio sardo non tradisce mai il desiderio di penetrarvi per captare i significati e il senso del carattere che si celano dietro un’inerzia secolare. Per questa ragione il racconto è attraversato da una continua tensione stilistica che è assai diversa tanto dalla prosa di viaggio utilizzata dei letterati del suo tempo, quanto dal lessico saggistico convenzionale. L’autore siciliano si muove in un ambito differente, nel quale la cadenza lirica del resoconto non trattiene mai l’insorgere di un’intemperanza e di una spavalderia che lo rendono più vicino al suo indomabile amore per la vita, alla sua costante ricerca della felicità. Soprattutto al tentativo di riportarsi all’infanzia al fine di recuperare almeno idealmente i momenti e le sensazioni che con più intensità gli hanno consentito di arricchire il percorso esistenziale. Reportage di altri tempi, questo prezioso libro di Vittorini non costituisce un viaggio regressivo nel tempo, ma verso la riconquista dell’autenticità di una vita.



 

 

 

 
 
 
 

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