Sardegna in cucina

Sardegna in cucina

Ogni popolo ha le proprie ricette, rappresentative dei luoghi e degli ingredienti che questi offrono. Alcune vengono condivise amabilmente, altre, più prelibate e particolari, a volte sono circondate dal mistero e non sempre chi ne custodisce l’arte desidera rivelarne i segreti. La Sardegna ha nel tempo elaborato il suo linguaggio personale in fatto di gusto, in alcuni casi, proprio grazie a chi ha messo piede sull’isola come conquistatore, ha acquisito ingredienti esterni che ha saputo amalgamare abilmente alla propria anima culinaria. “Il cibo è comunicazione. Racconta la storia di un popolo, le sue tradizioni, la sua cultura. Dentro un piatto si trovano dominazioni, leggende, spesso anche dolori, povertà o ricchezza. Se tracciamo la carta geografica di una terra, oltre ogni confine, si notano variazioni della stessa pietanza che la rendono unica, locale”. Così si tramandano i piatti, di bocca in bocca, da madre a figlia, generazione dopo generazione, segreto dopo segreto per custodirne la memoria e fare in modo che la natura di un popolo resti intatta attraverso le sue tradizioni e gli ingredienti tipici: ne sono esempio la bottarga, la fregola o il sambene e ben cento varietà casearie. Non solo, la Sardegna è debitrice agli arabi per il cous cous, ai genovesi per il pesto e la fainè e alla Spagna deve le panada, alimenti che costituiscono ormai un patrimonio personale…

L’unico modo per contrastare la frenesia alimentare dei nostri tempi e la perdita di naturalezza e genuinità dei cibi, è preservare la tipicità dei prodotti locali, riconoscerne il valore. In questo volume di ricette Gianluca Piredda, giornalista e scrittore internazionale, descrive la capacità dei sardi di assimilare elementi esterni e fonderli con i propri piatti utilizzando ingredienti isolani, preservandone unicità e qualità. Nell’introduzione rievoca la storia sarda e le invasioni straniere, il loro contributo e come alcune zone dell’isola siano particolarmente emblematiche per specifiche produzioni: Oristano per l’allevamento di muggini e anguille nello stagno di Cabras, Carloforte per l’evento del Girotonno, Valledoria per il carciofo spinoso, mentre l’entroterra ha sviluppato tecniche di cottura per la carne che pur debitrici al passato vengono utilizzate tutt’oggi. La prefazione è curata da Pio d’Emilia, giornalista esperto di cultura e gastronomia asiatica, che esprime le proprie perplessità in merito alla cultura alimentare imperante e rileva: “Riuscire a coniugare libertà di circolazione di uomini, merci e servizi con la difesa dei propri valori, siano essi sociali o culinari è la vera, grande sfida del nostro secolo”. Una terra che ha conservato la propria anima resistendo all’assalto di fenici, punici, romani, genovesi fino alla conquista piemontese, deve saper fronteggiare l’assalto del “macdonaldismo” e dello “starbuckismo”.



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