Sassi nelle scarpe

Sassi nelle scarpe
Miriam è separata e ha un bambino di quattro anni, propenso a fare domande imbarazzanti e a far sorgere nella madre irrisolvibili dilemmi pedagogici. Situazione bizzarra, questa, perché Miriam insegna Lettere in un liceo di Firenze e si sforza, riuscendoci, di essere una di quelle prof capaci di conquistare gli alunni, scuoterli dalla loro apatia adolescenziale e indicar loro le esaltanti strade del pensiero critico e libero. Ma si sa, coi propri figli tutto è molto più difficile, specie quando si è madri single e si sente sulle proprie spalle il peso di una responsabilità doppia. Oggi, poi, Miriam è particolarmente distrutta: Adam, il giovane americano con cui usciva, le ha appena fatto sapere via telefono che l’ha lasciata. Eccoci, qua, dunque, alla fine dell’estate, alla fine di un amore, con la scuola che ricomincia, le dispense da ritirare in copisteria e la paura che il freddo imminente possa colpire soprattutto il cuore. Intanto a scuola, la studentessa Diana si mostra particolarmente sofferente. Le cose a casa non devono andare bene e la magrezza della ragazza è davvero preoccupante. Miriam decide di tenerla d’occhio e ne parla con il collega di filosofia, soprannominato Re Mida per la sua capacità di saper stimolare, grazie alla passione e alla competenza maturata negli anni, anche gli studenti più riottosi. Diana scrive poesie che sono lancinanti grida d’aiuto e affida a un tema in classe tutto il suo disagio e il suo dolore. Finché una mattina, quando Miriam arriva a scuola, scopre che è successo l’irreparabile…
Opera prima di Erika Bianchi, che debutta come autrice dopo il suo apprezzato lavoro di traduttrice dall’inglese, e ci regala uno di quei romanzi che raccontano “quasi niente che non sia successo a quasi tutti”. E proprio qui sta la bellezza del libro. Una città, una scuola, una donna alle prese con quell’ordinario che, grazie alla sapienza della scrittrice, si trasforma in vivacissima materia narrativa. Un racconto in prima persona che però non è mai autoreferenziale, anzi, diventa una sorta di mirror ball che lancia continui lampi sui molteplici e complessi aspetti del nostro vivere contemporaneo. Il bisogno disperato che abbiamo di uscire dai nostri bozzoli di solitudine, l’ipnotico nulla della televisione che finisce per irretire e sedurre, nei momenti di debolezza, anche coloro che avrebbero i così detti “strumenti culturali” per non cadere vittime di insulsi reality-show. I sassi nelle scarpe sono questo, le piccole grandi grane quotidiane, che – come pesi indesiderati – si accumulano nei risvolti delle nostre vite, appesantendoci l’esistenza. Allora? Allora bisogna essere spietati, sfoderare l’ironia in faccia al mondo, come si tenesse fra i denti uno stiletto a doppia lama. La protagonista del racconto ci insegna esattamente questo e ci racconta della sua vita complicata (una madre insopportabile, un matrimonio finito, il deserto sentimentale, il dolore per la  morte di un’allieva) con parole lucide e spesso accarezzate dal lampo di un’amara ironia. Miriam, professoressa trentacinquenne fiorentina, non è né Carrie Bradshaw né Lisbeth Salander, ma è una con cui io andrei volentierissimo a farmi un aperitivo per ridere, chiacchierare e tirar fuori dalle scarpe un po’ di sassolini. E anche voi, ne sono sicuro.

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