Sassi unplugged

Sassi unplugged

Dalla città con più caserme e militari di tutta Italia, Udine ‒ dove tutti in passato vedevano un anno della loro vita sfilare senza troppi perché ‒ con uno zaino sdrucito e pieno di speranze l’autore decide di raggiungere Matera. E lì che Ste è tornata dopo un periodo di esami universitari interminabili e poco riusciti. Ed è lì che la solitudine friulana lo spinge ad andare per ritrovare i baci, gli abbracci, l’odore di quella ragazza che ormai fa parte di lui. Il viaggio per Matera, soprattutto il primo in assoluto, è iniziatico, ti forma. Quando ancora non era candidata a Capitale della Cultura o set per film americani, la città dei Sassi era un avamposto lontano, in cui solo treni sgangherati e improbabili riuscivano ad arrivare. In quei vagoni improbabili però si aveva l’opportunità di incontrare un’umanità varia che spesso si trasformava in amicizie senza data di scadenza. A quel viaggio nei decenni successivi ne sono seguiti tanti altri ancora e le cose sono cambiate: i tossici che raccontavano ai pochi turisti il Sasso Caveoso sono stati sostituiti da guide ufficiali riconosciute dalla provincia che sciorinano storie e leggende; i tuguri inospitali del Sasso Baresano sono stati trasformati in eleganti bed and breakfast. Lui e Ste hanno figli a cui tramandare avventure e ricette lucane; e una casa tutta loro lì in centro con un balcone che tutti i passanti amano fotografare. Solo il fascino di Matera è rimasto intatto, inviolato esattamente come la presenza dei falchi grillai o la bontà del cornetto crema e amarena del caffè in piazza…

“Matera vuol dire andare a Matera”. Il viaggio verso questo luogo dell’anima è la cosa più importante per chi lo raggiunge. Forse perché è sempre stato disagevole arrivarci. Se adesso qualche tour propone pullman superattrezzati e itinerari dedicati al film Passion di Mel Gibson, girato qui, Matera è sempre stata mal collegata con il resto d’Italia, diventando una cittadina a sé, con un’energia tangibile che colpisce chiunque si trovi a passarci anche solo per poco tempo. Quella che neanche una sessantina di anni fa veniva definita da capi di Stato indignati la “vergogna italiana” è ora un luogo di grande fermento culturale e artistico. Giorgio Olmoti, giunto qui prima del boom turistico che ha investito questa cittadina ancora sopraffatta da tanto successo, mette insieme in questo libro delle vere e proprie memorie del suo amore per un territorio unico. Un amore descritto in un’appassionata modalità “unplugged”, quindi, senza artifici e in tutta la sua autenticità. Ogni capitolo ha per titolo una canzone che allo stesso si collega, formando una colonna sonora che si può anche pensare di ascoltare durante la lettura per conoscere meglio chi questo viaggio continua a farlo, lasciando sedimentare ogni volta la miriade di sentimenti che ad esso sono connessi.



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