Sbarcare il lunario

Sbarcare il lunario
Autore: 
Traduzione di: 
Editore: 
Articolo di: 

New York, inizio anni Cinquanta. Il piccolo Paul Auster proviene da una famiglia medioborghese, la sua infanzia trascorre nell’agio, eppure il denaro è sempre stato argomento di discussione, in famiglia. Entrambi i genitori hanno vissuto la Grande depressione, ma su ciascuno di loro l’esperienza di non avere di che vivere ha lasciato una cicatrice diversa. Se il padre è diventato eccessivamente parsimonioso, gendarme nel contestare ogni acquisto fatto dalla moglie, la madre di Paul, all’opposto, ha abbracciato lo spirito del consumismo, trasformando lo shopping in una forma d’arte personale e liberatoria, completamente appagante e priva di freni. Padre e madre appartengono a due mondi diversi, due estremi che convivono e fanno scintille quando si scontrano, sul confine proprio dove si trova il figlio Paul. E se da un lato fare acquisti con la madre è un momento di estasi anche per lui, dall’altro ogni volta cresce l’angoscia per quella che sarà la reazione del padre. Forse per questo il ragazzino non condivide nessuna delle due posizioni, che incredibilmente convivono da anni ma che per forza prima o poi dovranno arrivare alla resa dei conti. È in quegli anni che Paul sviluppa un’idea tutta sua del denaro e un’indole vagabonda che preme per fuggire. Complici soprattutto la fine del matrimonio dei genitori, la consapevolezza di un’esistenza forse destinata a vivere in un sobborgo provinciale e il clima che si respira in America alla fine degli anni Cinquanta. Tutto questo fa sì che Paul decida di punto in bianco di rifiutare l’idea che i soldi siano un bene da anteporre a tutto il resto. Il mondo degli affari, dunque, non sarà mai il suo mondo. Comincia a vivere alla giornata, sbarcando il lunario con lavori umili, purché lo allontanino da tutto ciò che conosceva. Eccolo dunque lavapiatti nei campeggi, mozzo su una petroliera, traduttore di poesie a Parigi, dipendente di una piccola casa editrice specializzata in cataloghi d’arte. Lavori saltuari che gli permettono a malapena di sopravvivere senza dover rinunciare alla scrittura che però, fino ai trent’anni, non gli regala che fallimenti…

Spirito ribelle, idealista, senza pace, Paul Auster sin da bambino ha dimostrato d’essere un’anima che non accetta compromessi. I suoi genitori sono stati di certo l’esempio da non seguire, la dimostrazione che il denaro inquina la mente delle persone, perché esso “non è mai solo denaro, è sempre qualcos’altro, è sempre qualcosa di più e ha sempre l’ultima parola.” Questo il concetto che il giovane Paul, non ancora scrittore se non nel suo spirito, considera il proprio vessillo, consapevole che lo porterà alla fame e non alla fama. Ma il modo di vivere della sua famiglia gli ha mostrato quanto mostruosa possa essere la faccia dell’agiatezza, anche se ottenuta con onestà, perché oscura tutto il resto, costringendoti a vivere senza “vivere” veramente. I primi trent’anni della sua vita diventano quindi esperienza, un vissuto che lo scrittore metterà poi nei suoi romanzi, trasformato e sublimato nel tempo e nelle trame. Sono situazioni, facce, voci, emozioni messe da parte, diventate poi parte della sua letteratura. Però occorre anche tornare indietro. Fa bene rivedersi in bianco e nero, così come Paul Auster fa descrivendo sé stesso durante l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza. Fa bene allo scrittore e fa bene al lettore, che dietro al romanzo scorge finalmente la mano, il braccio e poi tutto il corpo dell’uomo che lo ha generato. Mettersi a nudo è una non facile operazione. Occorre lucidità e una certa dose di coraggio, oltre che maestria, che Auster naturalmente possiede. Vivere di parole e con le parole: forse è matematicamente impossibile, ma ci sono compromessi e compromessi. L’integrità val bene qualche sconfitta ed è questa l’impressione che si ha leggendo questo breve racconto autobiografico di uno scrittore con un bagaglio di storie ricco, ricchissimo e che abbiamo potuto apprezzare in romanzi come Trilogia di New York, 4321, L’invenzione della solitudine, Esperimento di verità, La musica del caso, Mr Vertigo e molti, molti altri. Sbarcare il lunario, un modo di dire più che mai attuale e che, naturalmente, spaventa. Eppure, anche la storia di Paul Auster in qualche modo dà speranza. Perché ci insegna la perseveranza, una materia che in pochi ti sanno spiegare.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER