Scacco al tempo

Scacco al tempo
Ufficio di collocamento, ultima ora di lavoro prima di andare a casa. L'ora più noiosa da trascorrere per Carr MacKay: la testa piena di pensieri, la vaschetta delle pratiche vuota. Non resta che osservare distrattamente chi viene e chi va in ufficio. La ragazza bruna appena entrata non è appariscente, del tipo “universitaria”, con tanto di giacchetta in lana e aspetto abbastanza comune. Eppure ha paura. Si guarda intorno, siede nervosamente, si abbraccia i gomiti. È entrata come se volesse nascondersi da qualcuno. Come mai? Chi sarà? Forse la bionda in carne entrata qualche minuto dopo? Carr osserva le donne. Perché la bionda si è piazzata accanto alla ragazza spaventata? Ecco, adesso le prende le mani! Eppure l'altra fa di tutto per non guardarla. La bionda sussurra qualcosa alla ragazza spaventata, lei non ribatte. Si alza, apre la porta a vetri che separa la sala d'aspetto dalle scrivanie. Un breve intervallo di incertezza ed ecco che viene a sedersi proprio davanti alla scrivania di Carr. Ma cosa le avrà preso? Carr non ha ricevuto il suo fascicolo ma forse sta per arrivare, fra pochi istanti la signorina Zabel lo depositerà nella sua vaschetta. No, non va bene. La ragazza si ostina a non rispondere alle sue domande, che senso ha quella scena muta? D'improvviso lei sgrana gli occhi, si protende alla scrivania e gli sussurra: "Lei è uno di loro?"...
Il terzo romanzo concepito dal genio di Fritz Leiber, pubblicato da Urania nella versione del 1980, non è purtroppo uno dei più fortunati. Iniziata nel 1943, sull'onda emotiva dell'attacco a Pearl Harbour, la stesura viene completata solo dieci anni dopo. Da qui in poi una tormentata vicenda editoriale che arriva a distorcere il contenuto del romanzo. Nella prima edizione, infatti, vengono accentuate le scene di sesso snaturando in parte il senso del racconto pensato da Leiber. Bloccato da un contratto-capestro, l'autore non riesce a rientrare in possesso dell'opera prima degli anni '80. Troppo tardi per ripristinare il romanzo: il manoscritto originale si è ormai perso e l'autore non è più in grado di riscrivere la trama. Non rimane che "attualizzare" le scene di sesso ed eliminare le discrepanze create dal precedente editore. Nonostante questi problemi, tuttavia, si capisce dalla lettura come l'autore abbia scritto di getto. Ma la fluidità del ritmo narrativo suggerisce come l'ispirazione fosse robusta e costante nella mente di Leiber. Nato da un'idea semplice e immediata (gli altri esistono davvero o sono mie invenzioni?), il romanzo si dipana lasciando quasi sbocciare gli eventi sotto gli occhi del lettore. Le descrizioni di Leiber si possono tranquillamente definire "animate", hanno il potere di creare delle immagini loro proprie e metterle in scena sulla pagina. L'obbiettivo è chiaro e deciso: sconvolgere la superficie di una quotidianità solo in apparenza calma e tranquilla. Cosa si annida dietro la normalità? Risposta di Leiber: l'incubo. In poche pagine la vita di un comune impiegatuccio senza troppe ambizioni si trasforma in un incubo senza risveglio. La realtà è solo un esile velo che ci protegge dall'incubo e le nostre peggiori paure non sono paragonabili alla verità. Una tematica che Leiber eredita da Howard P. Lovecraft, suo principale punto di riferimento letterario insieme alle teorie psicologiche di C. G. Jung.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER