Scandalose

Scandalose

Venti donne del Novecento. Scandalose, sopra le righe, creative, cervellotiche. Jean Rhys diventa famosa a 76 anni, con il suo classico femminista Il grande mare dei Sargassi, proprio quando tutti pensavano che fosse morta. Una vita contraddistinta dalla sofferenza quella di Niki de Saint Phalle, nonostante il successo delle sue sculture negli anni Sessanta. Le stesse che colpirà con una carabina, come gesto di ribellione verso il padre, reo di aver tentato di abusare di lei quando aveva appena 11 anni. Difficile il rapporto con il padre anche per Louise Bourgeois: dopo sessant’anni riuscirà finalmente a scatenare il suo astio con l’opera The destruction of the father. Il padre di Pearl S. Buck era un missionario in Cina, dove fa crescere la sua famiglia con regole austere, segnando il futuro della figlia, vincitrice nel 1938 del Premio Nobel per la Letteratura. La Buck non sentirà mai il senso di appartenenza per alcun luogo. Donna dotata di grande generosità, scrisse moltissimo. A lei il merito di aver dato vita a una fondazione per bambini asiatici negli Stati Uniti, ancora in piedi. Grace Metalious è morta a soli 40 anni, dopo aver scandalizzato con I peccatori di Peyton Place: impensabile parlare di sesso e incesto in quell’epoca…

Lo scandalo. Indiscutibile protagonista di Scandalose. Vite di donne libere, appunto. Cristina De Stefano condensa in brevi racconti le vite di venti donne del Novecento. Donne libere, eccessivamente libere, all’avanguardia, forse troppo per la loro epoca. Delle donne uniche, il più delle volte sensibili e dedite all’arte e alla letteratura, ma altrettante volte tristi, dalle vite turbolente. La sofferenza e l’impossibilità di esprimersi al cento per cento o di trovare la pace rappresenta un altro tratto in comune delle donne della De Stefano. La continua ricerca dell’equilibrio, quando è proprio quello squilibrio interiore e, a volte, esteriore, a consentire la loro totale espressione. Non sarebbe possibile immaginarle diversamente. Si tratta di donne di un’epoca in cui la femminilità aveva dei limiti ben precisi e in cui era impensabile che una donna, riconosciuta come tale, conducesse la vita che proprio loro hanno vissuto. Ed è proprio questo limite e questa chiusura della società ad alimentare l’espressione, a volte eccessiva, di queste personalità. Sempre alla ricerca di qualcosa e qualcuno, in continuo viaggio verso la ricerca della soddisfazione e dell’equilibrio, costantemente sopra le righe. Per poi diventare quelle donne che oggi ammiriamo, quell’espressione di libertà che forse non abbiamo ancora totalmente raggiunto.



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