Scarpette bianche

Scarpette bianche
È il ventiquattro luglio 1943 e in Abruzzo, nella chiesa di Villamagna, piccolo paese in provincia di Chieti, un uomo e una donna attendono al cospetto dei loro parenti di essere uniti in matrimonio. Ma non appena la cerimonia ha inizio, il sacerdote sentenzia, senza dare alcuna spiegazione, che quel matrimonio non s’ha da fare e allontana tutti dalla chiesa. La vicenda suscita molto clamore soprattutto quando, qualche giorno dopo, lo sposo mancato scompare misteriosamente e la donna che aveva combinato le nozze viene trovata assassinata nella sua bottega. Fatti misteriosi, questi, e capaci di turbare gli abitanti del piccolo borgo già vessati dalle conseguenze del secondo conflitto mondiale. L’Italia è infatti devastata dalla guerra e Villamagna non fa eccezione: fame, disperazione e sconforto aleggiano nefasti tra le vie del paese. Ma il fosco non teme certo la guerra e così gli avvenimenti continuano a susseguirsi: nei giorni successivi l’assassinio, un’anziana donna, la nonna della promessa sposa, sembra perdere ogni collegamento con il mondo esterno e smette di parlare. Perché? Qual è il filo conduttore di questi avvenimenti? A investigare sono un ufficiale delle SS, il prete del paese, il maresciallo dei carabinieri e il medico condotto di Villamagna, uomini che indagano la morte e non sanno che in realtà a essere indagato sarà il mistero delle loro vite… 
Questo talentuoso giallo – tanto fitto e ben congeniato da non permettere, fino all’ultima pagina, di comprendere chi ha fatto cosa e perché – che è ambientato in un’epoca disperata e che racconta uomini anch’essi disperati è foriero forse della più ovvia, ma certamente della più sublime tra le liete novelle, la sacralità della vita. Come tasselli di un mosaico dagli incastri perfetti, i suoi capitoli, battezzati con titoli (in gran parte dialettali) che sono perfetta sintesi dei fatti in essi narrati, realizzano una deliziosa alchimia tra i modi schietti e popolari di coloro che vivono gli eventi e la gravità degli eventi stessi. Così, inizialmente parrà di trovarsi in una calda e accogliente piazzetta di paese, in una giovane e stellata notte d’estate, intenti a seguire un brillante spettacolo di teatro dialettale; e qui, tra gli spazi della piazzetta, sarà facile sentire i dialoghi dei personaggi diffondersi come suoni vibranti di nacchere e organetti tanto sono squillanti, quotidiani e veraci. E sarà uno spettacolo decisamente spassoso e accattivante. Ma basterà poco perché il teatrino – nel senso vezzeggiativo del termine - lasci il passo a uno spettacolo solenne e aulico, in cui i dialoghi corali e commedianti si alterneranno a monologhi accorati e introspettivi, soliloqui che stilleranno paura, tristi ricordi, angoscia e incertezza; pensieri che rimbomberanno nelle menti e che attanaglieranno i cuori; crucci umani, tipici della vita umana. Così qui, su questo palcoscenico, la vita prenderà il posto che le spetta e si farà protagonista, mostrandosi in tutta la sua complessità. Allora si osserverà la vita minacciata dalla guerra “che cattiva e violenta” chiude “le proprie braccia a uncino […] sotto forma di bombe a grappoli che” scuotono “la terra e le anime dei civili”; la vita fiaccata dal dolore la cui anima “è un cuore ruggente […] che pulsa veleno all’interno del corpo, irrorando i muscoli di una perenne mortificazione”; la vita che annaspa e che appare “a ogni passo più labile, senza valore, una continua contraddizione in termini”; e la vita che sembra uscire sconfitta, ma che in realtà combatte strenuamente “privazione, mancanza, lacerazione” aggrappandosi con fiducia all’amore, a “quell’amore che avrà ragione del gioco delle parti e ridonerà la giusta dimensione a un mondo sconquassato dalla guerra e dall’odio”. E così, queste Scarpette bianche lavorate dal mistero e pigmentate da personaggi che soffrono, ma che non smettono di essere vivi, non appena ‘indossate’ inizieranno a scavare la carne e con naturalezza si impossesseranno dell’anima.

 

 

 

 
 
 
 
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