Scatola nera

Scatola nera

Le “bellezze” sono donne nel cui corpo sono stati impiantati dei dispositivi. Fotocamere negli occhi, microfoni nelle orecchie. Porte USB fra le dita dei piedi. La loro è una missione. Il loro corpo è messo a disposizione e sacrificato per la collettività. Sono spie dei servizi segreti il cui ruolo è stabilire con un Partner Designato una relazione intima e riuscire quindi a impadronirsi di dati sensibili da “incorporare”: “La tua persona fisica costituisce la nostra Scatola Nera. Senza, non ci rimane traccia di quanto accaduto durante la missione”. Il corpo di una bellezza deve essere ritrovato. Vivo o morto. Non è garantito a una bellezza che possa far ritorno alla sua vita precedente e non è garantito, qualora vi facesse ritorno, che questa continui a essere quella di prima. “Ci sono cittadine-agenti che hanno deciso di non tornare”. “Hanno abbandonato i loro corpi, e ora brillano splendidamente nel cielo”...

140 caratteri a volte sono anche troppi. In questo racconto, ad esempio, la Egan ne usa spesso e volentieri meno. Lo stile è quello diretto di un Manuale di istruzioni per l’uso rivolto alla bellezza protagonista della missione. Alcune di queste istruzioni però contengono uno struggimento tale da tradirne l'origine: è la bellezza stessa che parla a se stessa? È la trascrizione dei suoi pensieri durante la missione ritrovati nella Scatola Nera? “Se la persona che ami ha la pelle scura, alla pelle bianca ti sembrerà che manchi un che di vitale”. “Se da bambina ti piaceva la luna, guardare la luna ti ricorderà per sempre l'infanzia”. “Il desiderio di dire a tua madre che la perdoni è un altro dei motivi per cui devi arrivare a casa viva”. Black box (nel suo titolo originale) nasce all'incrocio di varie ispirazioni: Twitter (ça va sans dire), un taccuino nero con 8 riquadri per pagina (http://www.newyorker.com/online/blogs/books/2012/05/coming-soon-jennifer-egan-black-box.html), perfetto per accogliere e strutturare una narrazione per punti elenco, e il desiderio di sperimentare quanto un personaggio di un precedente romanzo fosse “riutilizzabile” in uno successivo, in un contesto e in un genere letterario diverso (l'eroina di Scatola nera è uno dei personaggi di Il tempo è un bastardo). Insomma, la Egan è onesta, e ce lo dice subito: si tratta di un esperimento letterario. L'account twitter del New Yorker pubblica i tweet di Scatola nera in 9 giorni, a partire dal 25 maggio 2012. Ora, va bene l'esperimento letterario (riuscito, evviva la Egan e la sua eccezionale scrittura), va bene anche che ci abbia messo un anno (!) per editarlo (si sa, la semplificazione richiede tempo). Va benissimo la diffusione via Twitter e la pubblicazione del libro solo in ebook al prezzo di 1,99 euro (così com'è sul mercato americano). Non va bene che Minimum Fax ce lo propini con una fascetta che riporta “Una spy story all'epoca di Twitter” (perché è due volte mendace: non è ambientato ai tempi di Twitter ma in un futuro non meglio precisato; non contiene riferimenti a Twitter; Twitter ne è solo stato canale di distribuzione, ma nel momento in cui si decide di dare al racconto la forma cartacea di un libro, non ha più senso citarlo, se non perché c'è bisogno di uno specchietto per le allodole) e che per sostenere un libro di 66 pagine e farcelo pagare 7,50 euro decida di farne una edizione cartonata. No, no, no. Non ci siamo. Sarebbe stato un ottimo esperimento anche qui se Minimum Fax avesse “osato” la sola pubblicazione digitale. Ma, si sa, l'Italia è un Paese per vecchi.



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