Scemo chi legge

Scemo chi legge
9 novembre 2009. Dodicesimo piano dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. È una giornata bagnata da un nubifragio, quella in cui Eddy, al secolo Edmondo Riva, fa una promessa: a bordo di un sidecar – un Bmw risalente alla Seconda Guerra mondiale – dovrà portare le ceneri del suo amico Bart, ormai in fin di vita dopo una lunga e grave malattia neurologica, in una località nel nord della Danimarca, Grenen, e lì dovrà seppellirle, con la moto, nelle sabbie delle dune che si affacciano sul punto in cui lo Skagerrak si incontra con il Kattegat. Un viaggio lungo. Un’impresa che Eddy deve rimandare perché ha degli impegni di lavoro. È un ex galeotto ed è stato due volte in carcere: la prima a causa della sua passione per le figurine Panini. Possiede infatti la collezione completa a partire dal 1961. La seconda per una rapina che non ha commesso. Una volta appurata la sua innocenza, è stato scarcerato e si è messo a fare ciò che ha imparato negli anni passati in cella: cucinare. Insieme al suo amico Lato ha messo su una piccola attività di cucina a domicilio per clientela selezionata e speciale, a volte ai limiti della legalità. Ed è così che una sera viene ingaggiato da un boss della mafia per una cena a Spinaceto. Un evento che cambia le sorti di Eddy e di chi gli gira attorno…
Frizzante, ironico, divertente, Scemo chi legge di Fabrizio Franceschini spicca per una scrittura che deflagra nella pagina e vive di accensioni e cortocircuiti, per poi placarsi in una sorta di ripiegamento in cui a dominare sono i sentimenti, le passioni, le promesse. Come quella che porterà Eddy a percorrere oltre duemila chilometri e tanta strada, in un viaggio privo di aspettative e certezze. Ma prima ci sono delle prove da superare. Prima bisogna sopravvivere a situazioni al limite dell’assurdo, che non sfigurerebbero in una pellicola di Tarantino. Prima bisogna nascondersi e godersi uno sperduto locus amoenus nelle campagne laziali, in cui viene coltivato un miele speciale e in cui un cane e un tacchino formano davvero una strana coppia. Perché nelle strade della Roma raccontata da Franceschini si aggirano loschi assassini, mafiosi, spacciatori albanesi: tutti a caccia, neanche a dirlo, di Eddy e Lato. Senza dimenticare la polizia. Questo è Scemo chi legge. Un romanzo il cui titolo dice tutto e niente. Una lettura da godersi fino alla fine. Tutta d’un fiato.

Leggi l'intervista a Fabrizio Franceschini

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