Schema di morte

Schema di morte

Il commissario Mara Nicolosi è appena rientrata a casa dopo una vacanza nella sua amata Sicilia dove ha trascorso tre settimane assieme alla famiglia e agli amici di sempre. Dorme profondamente: la sera precedente, dopo il lungo viaggio, ha avuto appena la forza di svuotare le borse frigo piene dei manicaretti siciliani preparati dalla madre, dare acqua e cibo ai suoi due amatissimi cani e cadere letteralmente esausta sul letto. Il suono insistente del cellulare la sveglia improvvisamente: è Pippo Currò, l’ispettore anziano della sua squadra, un tipo bonario e affidabile, siciliano come lei. La informa che in un paesino sul lago è scomparsa una bambina di nove anni; sono già stati setacciati i sentieri intorno al paese, le campagne e i boschi, persino i ruscelli fino alle rive del lago, ma della bambina non si hanno tracce. Nemmeno un cane dell’unità cinofila della polizia è riuscito ad aiutare i soccorritori: la bestia, anziana ma dal fiuto ancora eccellente, si è fermata davanti alla gelateria del paese, l’unica tappa certa della piccola Patrizia, che il pomeriggio del giorno della scomparsa ha preso un gelato assieme alle sue due amiche Daniela ed Elena. La bambina sembra dissolta nel nulla...

Torna il commissario Mara Nicolosi che i lettori di Annamaria Naso conoscono già grazie a La chiave di violino, pubblicato nel 2013 dalla casa editrice Agemina. Mara è una donna di bell’aspetto, determinata, dall’ordine quasi maniacale e da una memoria stupefacente. Vive sola assieme ai due cani Ringo e Alice e dedica gran parte della giornata al lavoro; a volte le mancano la sua terra e le sue radici, ma ricorda anche i sacrifici sostenuti per essere arrivata dov’è ora: la laurea, la decisione di entrare in polizia e i conseguenti disaccordi con la famiglia che aveva pensato per lei ad un futuro di avvocato. Personaggio molto ben caratterizzato come lo sono anche gli attori principali che calcano la scena di Schema di morte: a volte si tratta di una semplice descrizione fisica, altre di un aspetto del carattere o di un gesto ricorrente, ma la capacità con la quale l’autrice disseziona i suoi personaggi, assieme allo stile pulito e alla narrazione veloce (nonostante siano frequenti descrizioni dei paesaggi e flashback e nonostante l’alternarsi di diversi registri linguistici) rende la lettura avvincente e serrata. L’impianto è quello del poliziesco classico: il delitto, il sospettato, le fasi dell’indagine, gli interrogatori (di cui Mara ricorda incredibilmente ogni particolare senza dover prendere appunti), i rilievi della Scientifica e del medico legale (a volte spiegati nei minimi particolari) e l’epilogo inatteso. Sullo sfondo l’amaro retrogusto del crimine più odioso.



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