Scia di sangue

Scia di sangue

Atlanta. Will Trent non avrebbe mai pensato di entrare in ansia per la pulizia dei denti alla sua cagnetta. A onor del vero prima non sapeva quali orrende cose possono succedere se si trascura il tartaro, gli pareva che portare il cane dal dentista fosse solo uno spreco di denaro. Ma si sa cosa un animale può fare ad un umano, soprattutto se come Trent ha delle mancanze affettive mai sanate. Non ha comunque il tempo di rifletterci su, perché mentre si chiede se ha fatto la cosa giusta la sua collega Faith Mitchell gli piomba praticamente addosso con la sua Mini sollecitandolo a salire: c’è un omicidio da risolvere, la vittima è un detective in pensione e Amanda Wagner, il vicedirettore del Georgia Bureau of Investigation, è famosa per la sua poca pazienza ‒ come dimostra la sfilza di messaggi che sta inviando a raffica. Il detective è stato trovato all’interno di un cantiere, proprietà di Marcus Rippy, un giocatore professionista di basket che è stato accusato pochi giorni prima di aver stuprato e picchiato una donna. Accuse ovviamente cadute alla velocità della luce, perché chi ha denaro e potere, almeno inizialmente, è sempre innocente. Per Trent la questione è ancora aperta e che Dale Harding sia stato ucciso proprio nell’edificio in cui si aprirà il night club di Rippy è solo una prova in più che l’uomo, l’idolo delle folle, in realtà sia coinvolto in qualcosa di losco e sporco. Non bastasse la brutta reputazione del sospettato, i sospetti di Trent diventano certezze quando le evidenze della Scientifica dimostrano che è coinvolta anche Angie Polasky, psicopatica ex poliziotta, ma soprattutto ancora signora Trent…

Decimo romanzo della saga che vede protagonista il detective Will Trent – la Slaughter è autrice anche di un’altra serie oltre che di romanzi singoli – Scia di sangue mantiene alta la tensione con uno stile non usuale. La partenza, nonostante le scene e i crimini descritti siano molto cruenti, ha un ritmo piuttosto lento ma che lascia comunque presagire i colpi di scena che immancabilmente arrivano. Di pagina in pagina l’adrenalina sale, il ritmo aumenta fino alla conclusione del plot giallo e poi all’epilogo che fa riprendere fiato. Una tecnica narrativa ineccepibile e particolare che unita alla fervida fantasia dell’autrice, che rende onore al cognome che porta (“slaughter” si traduce in italiano con “massacro”), crea delle storie che non a caso le hanno fatto vincere per ben quattro volte il prestigioso Crimezone Thriller Award. Nata in Georgia, dove vive, per scrivere si isola in montagna, ha una passione per i gatti e per il suo papà che, dice, è la persona che più la fa sentire protetta. Molto attenta ai temi sociali, in un’intervista ha dichiarato che spesso l’idea iniziale per i suoi romanzi è una questione sociale, che si parli di razzismo di violenza o di problemi più generici. In effetti in questo romanzo, al di là del thriller al di là dell’investigazione, il focus è centrato sulla disuguaglianza sociale e sulle tensioni che comporta quando classi diverse incrociano i loro destini. Una scrittrice che vale la pena di conoscere e seguire.



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