Scoperte mediche non autorizzate

Scoperte mediche non autorizzate
Chiunque ormai è abituato a verificare la propria colesterolemia, cioè la quantità di colesterolo LDL e HDL rinvenuta nel sangue durante analisi di routine. Se il colesterolo è “troppo alto” e quindi corriamo il rischio secondo la Medicina ufficiale di incorrere in patologie cardiache la soluzione ci è fornita sotto forma di terapie con le cosiddette statine, da assumere a vita. Che poi le statine siano risultate di dubbia utilità se non addirittura pericolose, interessa ben poco. Le aziende farmaceutiche che le producono non hanno nessuna intenzione di rinunciare a milioni di “clienti” in tutto il mondo. Con ogni mezzo e ad ogni costo difendono i propri prodotti, anche se mettono a rischio la salute. Perché lo scienziato Robert Gallo nel 1975 si affrettò ad annunciare al mondo la scoperta del virus HIV considerandolo responsabile dell’AIDS e non è stato smentito nonostante abbia presentato documenti pieni di dichiarazioni false ed errate? E perché ogni anno o quasi scoppia un’epidemia che riempie le prime pagine dei giornali , arricchisce le aziende che ne producono il vaccino e poi puntualmente finisce nel dimenticatoio disattendendo le catastrofiche previsioni?
In un’epoca in cui la ricerca scientifica sta valicando limiti inimmaginabili, l’epigenetica scalza le convinzioni sul ruolo determinante del codice genetico, la fisica quantistica con le incredibili scoperte di Plank, Schroedinger e Heisenberg sembrerebbero aprire la porta alla medicina energetica, in campo medico assistiamo ad una disarmante immobilità. Tutti coloro che percorrono strade differenti e dimostrano con i loro studi scientifici la necessità di ripensare l’attuale sistema medico, accademico e farmaceutico vengono rapidamente messi a tacere e i loro studi bollati come eresie. Marco Pizzuti affronta con il consueto impegno il tema scomodo di Big Pharma, cita fatti, nomi, studi per approfondire argomenti che coinvolgono ognuno di noi rivelando alcune tra le cure “proibite” che hanno in comune, guarda caso, un basso costo di produzione o, peggio, la non brevettabilità. 

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