Scritto sulla tua terra

Scritto sulla tua terra

A dodici o forse a tredici anni Mauro capisce che suo padre è alcolizzato. Prima, a vederlo sempre con un bicchiere in mano, pensava solo avesse una gran sete. Per un certo periodo Héctor aveva frequentato le riunioni degli alcolisti anonimi, ma la cosa non era durata molto. Poi si era separato dalla moglie ed era cominciato il crollo: viveva in un monolocale piccolo e deprimente – in poco tempo lo aveva riempito di bottiglie – e quegli ultimi anni li affrontava da rinchiuso, quasi senza soldi, scrivendo la sua autobiografia: L’architettura del fantasma. “Tuo padre si è suicidato a rate”: ha detto qualcuno, ma a Mauro quella frase non è mai piaciuta. Quando alla fine è finito in clinica, Héctor Libertella sembrava un emigrato appena arrivato dalla vecchia Europa con la sua valigia: la faccia si era consumata con una velocità impressionante. Il posto giusto per andarsene non era quello: era in mezzo ai suoi libri, nella sua casa...

Come segnala la nota al lettore in prefazione a Scritto sulla tua terra, malgrado Héctor Libertella sia considerato ormai il caposcuola del nuovo canone della letteratura argentina – con Ricardo Piglia, Fogwill e César Aira – in Italia è quasi sconosciuto (e ancora non tradotto). A prima vista potrebbe quindi esser arduo capire appieno il vuoto lasciato dalla sua scomparsa, tuttavia ciò è possibile perché Mauro Libertella, il figlio dello scrittore, racconta gli ultimi mesi di vita del padre scegliendo parole oneste e attente e frasi che solo di chi ha vissuto così vicino alla letteratura può formulare. Dell’alcolismo del padre Mauro parla soltanto nelle prime pagine e lo fa con coscienziosità, descrivendo un uomo vero e completo, fatto di pregi e difetti. Non lo rimprovera mai e non una sola volta lo giudica e vien da pensare che se qualcuno è in grado di descrivere la fine di un uomo con toni così dignitosi e pieni, alle spalle deve per forza aver avuto un grande insegnante – d’altronde il titolo dell’autobiografia di Héctor Libertella, L’architettura del fantasma, già da solo fa presagire vertici altissimi. Scritto sulla tua terra non fa solo venir voglia di conoscere più a fondo le opere di Héctor, ma stimola anche la curiosità di leggerne altre di Mauro: questo tributo al padre oltrepassa i limitati confini del panegirico e dall’ombra appiccicosa di un cognome importante strappa una voce unica, differente.



 

 

 

 
 
 
 

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