Scritture di resistenza

Scritture di resistenza

La letteratura è uno strumento diverso dalla storia, che di essa fa un uso letterario per approdare a verità letterarie. La finzione metastorica, cioè quella dimensione che pur non sovrastando la storia rimane costante nel suo fluire, traccia una terza via, una via di verità che mette in discussione se stessa ed il proprio oggetto e che si interpone a due diverse estetiche dominanti della letteratura: quella che pretende che la letteratura sia una restitutrice di realtà e quella che affida alla letteratura emozione stilistica ed espressività orientata a generare un effetto di stupore nel lettore per tramite di effetti speciali linguistici. È questo scrivere di storia e di cronaca – questo calare la narrativa dentro un imprescindibile contesto storico o, al più, di attualità - un atto politico? E che cosa si intende, esattamente, per atto politico in una narrativa contemporanea – dal romanzo storico, al noir – che è post-politica e post-ideologica?

La narrativa italiana contemporanea più recente sembra non poter fare a meno di poggiare sui pilastri tematici dell’attualità patria, delle grandi questioni politiche e sociali e dei fatti di cronaca. Partendo dall’analisi di romanzi e generi letterari che hanno – direttamente o indirettamente – una relazione col fatto storico in sé e che – in un modo o nell’altro – sono gravati da una certa dimensione politica, questo saggio denso e complesso si propone di indagare la relazione esistente tra letteratura e politica nella narrativa contemporanea italiana attraverso una serie di riflessioni sull’estetica, lo stile e le tematiche di alcuni scrittori cosiddetti “impegnati” (Genna, Lucarelli, per citarne alcuni). L’impianto del saggio ha qualcosa di inedito e stimolante per il panorama critico nazionale perché ragionando sugli elementi che connettono la narrativa alla storia, alla politica, all’attualità, alla cronaca e, infine, all’immaginario culturale collettivo, fa pratica di una disciplina affascinante, votata al racconto della storia in maniera informale, che appartiene alla cultura anglosassone e da noi è praticata in maniera del tutto casuale ed accidentale: la Public History.



 

 

 

 
 
 
 

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